"Come Dio si muove sul palcoscenico" su I Vespri - Novembre 2014

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IVespriLogo“Come Dio si muove sul palcoscenico” di Vincenzo Amone (Ladolfi Editore, BorgomaneroNovara, 2013) è un’opera che comprende due monologhi “Adamo” ed “Eva”, un dialogo tra sante (Agata, Agnese, Lucia e Cecilia), un atto unico “Io, Pirandello Luigi”, un dramma in tre atti “Savonarola” e una nota critica finale che porta lo stesso titolo del libro. L’autore, nativo di Favara (AG), abita in provincia di Firenze; laureato in lettere moderne all’università “La Sapienza” di Roma, si occupa di tematiche letterarie e religiose, di saggistica e narrativa ed ha al suo attivo decine di pubblicazioni. Ha scritto e rappresentato, per quanto riguarda il teatro, sette testi.

Quelli dei quali ci occupiamo in questa recensione presentano certamente delle connotazioni per certi versi inedite rispetto alla prevalenza dei testi in circolazione in quanto intendono far giungere al lettore e, soprattutto, allo spettatore, un messaggio di ispirazione cristiana altrimenti non facilmente veicolabile. La drammaturgia consente, infatti, di dare forza espressiva e di toccare diversi “tasti” che vanno dalla ragione al sentimento alle emozioni sincere e profonde dell’animo umano. Afferma l’autore che il suo teatro “è religioso sia nell’accezione più vasta e profonda da abbracciare tutte le domande radicali dell’uomo e sia in quella più determinante e precisa cristiana; un campo, si direbbe, riduttivo, ma a un tempo immenso nelle sue sollecitazioni e negli stimoli culturali, letterari e spirituali, come espressione di ciò che è inesprimibile”.

Nel “Dialogo fra Sante” vengono rievocate la vita c il martirio dei primi cristiani e risulta inedito questo accostamento relazionale tra le quattro figure femminili con l’apporto del coro e del pastore della chiesa catanese Evcrio. Notevole ci sembra l’atto unico “lo, Pirandello Luigi”, che ci presenta lo scrittore e drammaturgo siciliano nella parte finale della sua vita quando, dopo aver vissuto tante esperienze amare ed esaltanti e aver viaggiato per il mondo, ritorna a Girgenti e si incontra in un’osteria con tre persone del popolo e lo stesso oste, molto diversi da lui non solo nel vestire e nel porta mento, ma anche e soprattutto nel modello di vita che adottano.

In una conversazione inevitabile nel piccolo locale egli rievoca le vicende della sua vita e conclude con questo monologo: “Ho sempre viaggiato, chiamato di qua e di là c come esortato a mantenere un obbligo che avessi contratto senz’esserrnene accorto ora il cerchio si va restringendo ... mi sto perdendo oltre i confini della mia forma al Caos, al Caos Molto interessante e innovativa questa pièce. Davvero notevole anche il dramma in tre atti “Savonarola” nel quale fra’ Gerolamo Savonarola è presentato nel contesto dell’epoca con i personaggi della Firenze del Cinquecento, da Lorenzo Il Magnifico a Sandro Botticelli fino ai frati e altre umili figure, ma anche il papato di Alessandro VI e i suoi messi nonché tanti popolani.

E’ un’opera che fa rivivere lo slancio del predicatore fervente e lo scontro con il potere temporale ed ecclesiastico che non accetta le sue denunce forti e dirompenti, fino all’impiccagione del protagonista e il rogo del suo corpo, ricercati dallo stesso ad imitazione del Cristo percosso e crocifisso. Potente la carica drammatica e l’impatto sul pubblico. L’autore ammette che “il mettere mano a un’opera porta sempre un po’ di trepidazione per quella sorta di coscienza di incapacità che si ha di fronte a un’idea grande che sovrasta. Ma prevale sempre una specie di rischio poetico”. Ci sembra che l’opera di Amone si possa inserire degnamente tra quelle di Fabbri o Turoldo e le più recenti di Leonardo Mello, che hanno dato un’impronta significativa al teatro di ispirazione cristiana.