"L'assenza" - recensione di Michele Brancale

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Le tue poesie descrivono gli effetti di una separazione e il profilo della solitudine. Non è facile addentrarsi lungo questi sentieri impervi per raccontarli in modo efficace - “chiamare la sofferenza per nome” - e in forma di poesia. Nel caso del tuo libro, però, il tentativo mi pare ben riuscito, soprattutto laddove utilizzi le figure della fisica in chiave simbolica, come in 'Equilibrio instabile' o in 'Lezione di fisica' per l'appunto. Di più: la realtà fisica genera la biologia e quello che siamo anche se, dal mio punto, di vista tutto è frutto di un Mistero che piano piano si lascia conoscere; mistero che è anche nelle corde di ogni essere umano.

Il dolore, peraltro, provoca una ricerca e una sedimentazione di quell'altro mistero di cui non si può fare a meno e che è il ricordare: “Il luogo ci scorre dentro e diventa simbolo”. Ognuno ha una geografia personale (“...cammino in quel giardino ,/cercando il nostro incontro,/ nessuno mi vede”) nella quale torna con gli altri o per evocare gli altri, evocare l'assente. Si dà vita così a un processo di levigazione, necessario, ma dal quale bisogna uscire (“E' ora di parlare/ di quando si comincia/ ad assimilare le foto).

Le fotografie sono uno strumento potente per alimentare i ricordi. Gli indiani le temevano perchè sostenevano che rubassero l'anima, che fermassero la vita. Questo assunto mi pareva assurdo, ma oggi comincio a capirlo meglio. Se si vive dell'immagine di sé e degli altri, si prende una strada pericolosa. Tutto serve, credo, a una risposta. E' interessante, a questo riguardo, il percorso di riappropriazione degli altri e della città “che emerge dalla carta”, per tornare ad abitarci essendo presenti a se stessi e agli affetti che si hanno e a quelli nuovi che si affacceranno.

Michele Brancale