Capita a volte di sottovalutare quel che ci accade. Capita, ad esempio, di partire per un lungo viaggio e dimenticare, strada facendo, la destinazione o il motivo di quel viaggio. Oppure che si parta per un viaggio brevissimo e ci si ritrovi, dopo tanti anni, ancora in giro per il mondo. Nell'un caso come nell'altro ci si adegua, bene o male, al mutamento di prospettiva, ma se ne sottovaluta la portata. [...] E se invece certe cose accadessero per scuoterci dal torpore o per indicarci la nostra vera vocazione o per avvertirci che il tempo a nostra disposizione è ormai agli sgoccioli? (Vito Carrassi, Un asino caduto dal cielo)
Buonasera lettori in pantofole! Eccomi di ritorno a parlarvi delle mie letture. Oggi vi "racconto" un libro che mi ha tenuto compagnia alcune settimane fa e per la cui lettura ringrazio di cuore l'autore, Vito Carrassi, che è stato davvero gentile e mi ha fatto omaggio di una copia di Un asino caduto dal cielo. Si tratta di un romanzo davvero molto particolare, sui generis, e si è rivelato una lettura gradevole per quanto spiazzante e sorprendente. Ma, ormai dovreste saperlo, per prima cosa partiamo dalla storia:
Cosa hanno in comune il discendente diretto di una sequela ininterrotta di autentici perdigiorno, una trentenne "quasi laureata" con un futuro già scritto davanti a sé, una giovane guidatrice al volante di una vecchia Mini e un asino caduto "letteralmente" dal cielo? Forse tutto, forse niente, c'è che Cormac McAlister, Grainne O' Nolan, Evelyn Divney e il buon Jude The Ass, il famoso asino ribelle, intrecciano volenti o nolenti il loro destino. Da Dalkey a Dublino, lungo la Liffey e nei vicoli di Temple Bar, fino a Sandycove, passando per Blackrock, la baia di Dublino fa da sfondo a una sequela ininterrotta di avventure vere, verosimili, improbabili o paradossali mentre i quattro personaggi si rincorrono, si sfiorano e si scontrano ma sempre col sorriso sulle labbra. Perché la vita in fondo è un lungo viaggio e qualche volta basta fermarsi e imboccare un'altra strada per scoprire che "perdersi" non è poi così male...
Jerry
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