Caro Enrico, ho letto i tuoi libri e volevo scriverti un paio di cose.
Nelle poesie c’è una disperazione esistenziale che colpisce, e anche un po’ dispiace. Non perdi tempo a far letteratura, ma vai direttamente al rapporto tra ambiente esterno e interno, con molta rabbia e non poco sarcasmo. Il senso di tragedia è ancora più risolto nel romanzo, con lo strazio fisico di corpi e menti in guerra. Sarei curioso di sentirti leggere ad alta voce anche la tua prosa, ho il sospetto che in quella forma toni e pause si disporrebbero in modo ancora più efficace.
Insomma, c’è molta forza in quello che scrivi.