Grande successo di Brancale con "La perla di Lolek"

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Il suo pontificato durò 27 anni, dopo tre subì un attentato da cui uscì vivo per miracolo. Fu il primo pontefice a chiedere perdono per tutte le sofferenze inflitte dalla Chiesa ai non cristiani, che mise sul banco degli imputati per rispondere, in primo luogo, del silenzio sull'Olocausto. Nel 1992 dichiarò che fu un errore condannare Galileo Galiei e la sua teoria eliocentrica. Karol Wojtyla intese il suo ufficio non compe capo di Stato, ma come missionario.

 

Prova ne sono gli oltre duecento viaggi da lui compiuti in Italia e i 104 nel resto del mondo. Alla sua figura è dedicato il libro La perla di Lolek (Giuliano Ladolfi Editore, Corso Roma 168, 28021 Borgomanero, Novara) di Michele Brancale. Lolek era il vezzeggiativo con il quale il piccolo Lolek veniva chiamato in famiglia.

 

Fabio Simonelli
'Poesia', gennaio 2012, n.267


 

Lolek era il soprannome con il quale il giovane Karol Wojtyla veniva chiamato dagli amici che, in tempi aspri e drammatici, già vedevano in lui un sicuro punto di riferimento.
Poi il Signore chiamò Lolek ad andare lontano, molto lontano, fino a diventare Sommo Pontefice e a lasciare una traccia straordinariamente luminosa e importante nella storia della Chiesa e del mondo.
In diciannove quadri poetici, lo scrittore fiorentino Michele Brancale consegna al lettore un ritratto nitido e suggestivo del grande Papa polacco, che - come è stato detto - ha dato del tu a miliardi di uomini e sembrava conoscere tutti per nome.
Definendolo «nomade bianco», l'autore del volume mette efficacemente in luce l'eccezionale capacità manifestata da Giovanni Paolo II di farsi prossimo a tutti. Papa Wojtyla si mise in luce per l'instancabile opera di evangelizzazione che fu, nel medesimo tempo, opera di umanizzazione.
Gesù ha narrato la parabola del mercante di perle, il quale, una volta trovatane una preziosissima, vende tutto e la compra. Scrive Brancale: «E Lolek trovò nel campo una perla / che tutto illuminava dal di dentro».
Era la perla della fede: Lolek non l'abbandonò mai, e mai il Signore abbandonò lui.


Maurizio Schoepflin
sabato, 31 dicembre 2011


 

 

 

Sembra strano ma dopo il “Santo subito”, motto che fino alla sua beatificazione ha unito migliaia e migliaia di persone in tutto il mondo, per Giovanni Paolo II ad un anno da questa, la sua prima memoria liturgica, almeno a Firenze, non sembra sia stata celebrata in maniera ufficiale. Un'occasione persa, anche perché cadeva contemporaneamente il 25mo anniversario della sua storica visita a Firenze. Chi ha pensato, in una maniera molto particolare, a ricordare papa Wojtyla è stato il giornalista fiorentino Michele Brancale, che ha pubblicato per Giuliano Ladolfi Editore, il libro “La perla di Lolek”, 19 quadri poetici che disegnano un profilo originale del “nomade bianco” che dava del tu a miliardi di persone che sembrava conoscere tutti per nome. Una forma originale ed affascinante per ricordarlo, dall’elezione al viaggio a Cuba, dal vescovo martire Romero allo spirito di Assisi, dalla festa degli incontri alla critica all’economia selvaggia e alle guerre chiamate per nome.



Franco Mariani

 


 

“Se non capiamo quanto è brutto il mondo, non possiamo apprezzare la bellezza della poesia”. E ancora: “Gli scrittori di ispirazione cristiana sbaglierebbero se rinunciassero a raccontare il male perché altro lo fanno privilegiando però la crudezza della trama a scapito dei significati costruttivi”.

Così Giuseppe Lupo, docente di letteratura italiana alla Cattolica di Milano, entra nel vivo del tema del convegno “Quando la letteratura entra nelle pieghe della vita e della storia dell'uomo”, promosso dall'Arcidiocesi di Firenze, che si conclude oggi nella Sala Brunelleschi dell'Opera del Duomo. E ieri, prima giornata di discussione a Palazzo Medici Riccardi, è stato il racconto del sacro a prendere quota. A intonare le ragioni del professor Lupo, al tavolo degli oratori, c'era anche Alessandro Zaccuri, giornalista dell'Avvenire e saggista.
“Noi scrittori d'ispirazione cristiana non possiamo viaggiare col doppio moschettone – spiega – ma ci sono due modi per interpretare la poetica e per affrontare il tema del male: o con il realismo ispirato all'americana Flannery O'Connor o con l'elaborazione fantastica alla Tolkien, dove l'allegoria rimanda alla parabola evangelica”.
Sulla scia delle ragioni introdotte da Dostoevskij che per primo ha aperto la voragine sostenendo che il cuore dell'uomo ha delle patologie, Zaccuri concorda che il male è dentro di noi, e non dobbiamo aveva paura di guardarlo in faccia.
L'analisi su quello che dovrebbe essere l'approccio futuro alla narrativa per gli scrittori riuniti all'ombra della cupola del Brunelleschi, riprende stamni alle 10.30, dopo la messa di Monsignor Giuseppe Betori (ore 9) nella Chiesa di San Salvatore. Fra gli oratori il giornalista scrittore fiorentino Michele Brancale che ha appena dato alle stampe 'La perla di Lolek' che anticipa: “Dopo la leggerezza e le esemplificazioni del disastro della società negli ultimi dieci anni, cogliamo la necessità di lanciare attraverso la narrativa una nuova prospettiva di fiducia e di ricostruzione”.
Intervengono al dibattito Nino Agnello, Paola Lucarini Poggi, Roberto Mussapi, Santino Spartà e Renzo Ricchi che ieri ha presentato la rivista stampata dall'Opera di Santa Croce 'Città di vita'.



Loredana Ficicchia
Il Nuovo Corriere
Sabato 12 novembre 2011
Convegno. Anche oggi in San Salvatore scrittori cristiani a confronto
Guardare il male senza paura per raccontare l'uomo di oggi