Lettera di Francesco Perono Cacciafoco a Giuliano Ladolfi

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Caro Professor Ladolfi,
come promesso ho letto con grande attenzione il Suo Tradire Verlaine. E' un libro eccezionale, senza se e senza ma. Io forse per le esperienze di vita che ho vissuto, forse perché mi accusano di essere diventato ormai un cinico della peggior specie (alle volte temo che abbiano ragione) non mi entusiasmo quasi mai, ma le Sue traduzioni mi hanno colpito moltissimo e ne sono, per così dire, entusiasta. Non si tratta delle "solite rese in Italiano", ma di un "accostarsi sapiente" al testo di Verlaine che arriva, spessissimo, a "riprodurlo" efficacemente nella nostra lingua, a "segnarne" il tono poetico nel nostro linguaggio.

 

Dopo la seconda lettura del Suo libro ho riflettuto un poco su questa modalità del tradurre ed ho trovato un raffronto - forse per apparente (soltanto apparente, credo) "contrasto negli intenti" - nella "versione" de I Fiori del Male di Baudelaire elaborata da Gesualdo Bufalino. Traduzione geniale, talmente geniale da essere opera a sé, quasi una "riscrittura" de Les Fleurs du Mal da parte dello scrittore e poeta italiano. Nel Suo caso, invece, si effettua un'operazione apparentemente "contraria" (ma ugualmente geniale), appunto, si "penetra l'anima (e nell'anima)" di Verlaine.

Eppure il risultato, la "resa", è di una qualità così alta (e di un'affinità quasi "elettiva" rispetto al "dire" del poeta francese) che l'accostamento con la versione de I Fiori del Male di Gesualdo Bufalino pare non così inappropriato. In quel caso Bufalino "riscrisse" Les Fleurs du Mal, in questo caso Lei ha "tradotto / tradito" Verlaine cercando di "traslarlo compiutamente" nella nostra lingua e riuscendo a "scriverlo in Italiano", per così dire, facendo della Sua traduzione non soltanto una eccellente "versione in Italiano", ma anche "qualcosa di più", un "testo poetico" nel vero senso della parola. Per strade diverse si giunge ad un risultato affine, tenendo sempre ben presenti gli intenti di partenza, forse non così dissimili, in ogni caso. Per concludere, davvero molti complimenti sinceri. Sarebbe auspicabile - e forse impossibile - che tutte le traduzioni in Italiano dei poeti stranieri fossero come questa.

Pensi che, ormai parecchi anni fa, tradussi le Fêtes galantes di Verlaine per il foglio letterario Teatro Vocali (del quale ero Redattore Capo), con un saggio introduttivo che cercava di fornire un'interpretazione "nuova" di quell'opera del poeta di Metz, come "sogno nato dalla morte dei sogni". Non so più che fine abbia fatto quel lavoro (dovrei chiederne "notizia" all'Editore, Solinum Editore), ma Verlaine è sempre stato uno dei miei poeti francesi preferiti.

D'altro canto si traduce e si studia un Autore, quasi sempre, perché si ammira particolarmente la sua opera. Anche se, devo dire, negli anni ho appreso e compreso la lezione di Vittorio Sereni (mi pare che lui applicasse il "caso" al suo tradurre Henri Michaux) del tradurre "per contrasto", poiché un Autore non ci va a genio per niente lo si "affronta" - in questo caso con l'"esercizio" (nel significato etimologico del termine) della traduzione - per cercare di comprenderlo e di "avvicinarlo" a noi. Mi scusi se mi sono un poco dilungato. Tenevo molto a farLe sapere quanto il Suo Tradire Verlaine mi abbia colpito. Provvederò, come annunciato, a farLe recapitare per posta dal mio Editore i volumetti della nostra Collana "Fiori di Cactus" della quale Combattere per la Poesia e La memoria dell'anima sono una sorta di "manifesto".


Francesco Perono Cacciafoco
Università degli Studi di Pisa
Facoltà di Lettere e Filosofia
Dipartimento di Filologia classica - Filologia latina