Poeti o eroi? Dialogo con Giuliano Ladolfi (da La Voce di Romagna)

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Per pubblicare il manoscritto del cassetto bisogna andare a Borgomanero. Dove c'é un editore che scopre i talenti e "non teme di offrire spazi ad autori giovani e sconosciuti". Insieme a lui, un paio di romagnoli di genio.


La Voce di Romagna, 29 Marzo 2013
 
 
 
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Per fare i poeti bisogna farne di strada. Bisogna arrivare a Milano, continuate verso Nord, approdare a Borgomanero. Nel palazzone di corso Roma 168, in cima, c'è da una pane la casa privata di Giuliano Ladoltì, dall'altra l'appartamento che funge da redazione del trimestrale 'Atelier", die ha fondato nel 1996 con Marco Merlili, e da opificio della casa editrice che porta il suo nome, la Giuliano Ladolfi Editore, appunto (www.ladolfleditore.it]. Nata sul declinare del 2010, «non teme di offrire spazi ad autori giovani e sconosciuti», in un paio d'anni è diventata la casa editrice di riferimento della lirica italiana, di chi cerca di fai' ascoltare i suoi primi versi al mondo.

Giuliano è un genio della gentilezza, instancabile awenturiero, rittoso (non permette la pubblicazione di alcuna sua fotografia), una vita da dirigente scolastico, prima a Novara ora a Borgomanero (al liceo Glassico e Linguistico "Don Bosco"!, sponsorizza pure una squadra di calcio, l'A.S. Maxima Legio. che milita in terza categoria.

Nella sua impresa editoriale, lo affiancano grandi firme come Luca Ganali (traduttore sommo dei classici greci e latini per i maggiori editori del Paese) e giovanissimi come Giulio Greco, di diciannove anni, «perché ho capito che una casa editrice deve coniugare esperienza con innovazione, tradizione con contemporaneità, sensibilità matura con creatività giovanile, visione globale con gusto».

Trai collaboratori, anche il romagnolo Matteo Fantuzzi, classe 1979, vive a Lugo, a guida della collana più importante, "Zaffiro", dedicata alla poesia, in cui hanno pubblicato autori importanti come Fabio Franzin e Giacomo Ponti e assoluti i-nediti come Giulia Rusconi. Fantuzzi ha pubblicato con Ladolf'i'antologia di «Poeti nati negli Anni Ottanta», "La generazione enttante", che è anche u-no spaccato di poesia romagnola: Uà gli autori presenti, Matteo Zattoni, tra i padri putativi, Rosila Gopioli, Gian Ruggero Manzoni, Gianfranco Lauretano.

Quando hai capito che la letteratura era determinante nella tua vita?

«Ho sempre amato la poesia. Mia mamma non aveva una grande cultura, ma ricordava le poesia imparate alle elementari e le ripeteva spesso a noi bambini. Per questo ricordo ancora i primi versi studiati nella classe prima. Durante gli anni del collegio ho letto tutta la biblioteca e il tempo delle vacanze era dedicato in gran parte alla lettura, alla grande letteratura. Ho sempre privilegiato i testi "classici": dagli antichi ai narratori russi, trance-si, inglesi, americani. Ho amato molto la poesia greca, latina e quella moderna europea».

Il libro di sempre

«II libro che considero più prezioso e che ha influito in modo determinante sulla mia personalità è "L'arte di vivere" di Gaiidhi. Forse non rientra nel settore propriamente letterario, ma se la letteratura non aiuta a vivere, serve aben poco».

I libri che un ragazzo non può non leggere.

«Domanda da un milione di euro. Rispondo citando quali libri ho consigliato ai miei sUidenti durante gli anni in cui insegnavo: prima di tutto la Bibbia, poi le composizioni di Saffo, brani scelti di Lucrezio, Seneca, Agostino, la "Divina Commedia", tutto Dostoevskij. "Guerra e pace", "1 promessi sposi" (non in clima scolastico), "The Waste Land", "II fu Mattìa Pascal"».

E la musica?

«La musica è una seconda passione. Suono (male) il pianoforte, soprattutto perché da decenni non trovo più il tempo di esercitarmi, ma mi piace moltissimo ogni tanto mettere le mani sulla tastiera. Mi sembra di "ricreare" tramite quelle note sensazioni mie. Mozart e Beethoven continuano a riempirmi di stupore e li considero l'eccellenza della grandezza del genere Limano, come la "Divina Commedia" o la Cappella Sistina».

L'incontro per te più importante.

«L'incontro più importante della mia vita letteraria è capitato a scuola, con un alunno, Marco Merlin, con il quale nel 1996 ho fondato la rivista 'Atelier". A dire il vero, il periodo di ideazione è avvenuto durante i tre anni di liceo mediante la trattazione della storia letteraria, quando con la sua classe e con lui in particolare si discuteva di problemi poetici ed estetici».

Tre anni di Giuliano Ladolfi Editore: che consuntivo ne trai?

«Il consuntivo è eccellente sotto il profilo letterario. L'iniziativa mi ha fatto conoscere molti autori con i quali ho stretto amicizia. Mi ha consentito di leggere molti lavori, di visitare molte città italiane ed estere in occasione

delle presentazioni. Spiace sempre rispondere negativamente, e questo avviene nove volte su dieci, alle proposte di pubblicazione, ma occorre non suscitare false illusioni. Certo non mancano le difficoltà soprattutto sotto il profilo finanziario: difficoltà di diffusione, di conoscenza e di educazione alla lettura».

Quanti libri stampi all'anno, su quali scommetti fortemente?

«Nei primi due anni di vita abbiamo stampato tra prime e seconde edizioni più di 50 titoli all'anno. È un bel traguardo, ma non mi importa il numero, mi interessa la qualità. Su quali scommettere1;1 Direi su tutti, perché tutti sono passati al vaglio di un severissimo comitato di lettura».

Cosa ne pensi del fermento lirico in Romagna?

«A mio parere, è Lina realtà e una speranza: una realtà perché accanto a validi poeti (Isabella Leardini, Francesco Gabellini, Roberta Bertozzi, Gianfranco Lauretano) in Romagna si svolgono importanti manifestazioni come " Parco Poesia", come il Premo "Pascoli"».

E della lezione di Pascoli? Pensi sia stata recepita?

«Penso che mai come oggi la lezione del Pascoli sia attuale sia sotto il profilo linguistico sia sotto il profilo estetico: sotto il profilo linguistico lentamente si sta abbandonando l'aulicità della tradizione scritta per adottare l'italiano standard, quale si è venuto a strutturarsi dopo gli Anni Sessanta del secolo scorso; sotto il profilo estetico come auspicio per una poesia aderente alla realtà».

Dimmi tre autori italiani viventi che ti sembrano imprescindibili.

«Dato Magradze, poeta georgiano, De-rekWalcott caribico e Homero Aridjis messicano... Scusami, ma tu mi avevi chiesto autori italiani "imprescindibili". Sotto il profilo poetico, mi sento di segnalare soltanto Pier Luigi Bacchini e poi alcuni giovani come Andrea Temporelli, Domenico Ingenito, Giulia Rusconi, autori emergenti... se mai la poesia emergerà».

Prossime uscite: stuzzicami con qualche novità.

«Diverse sono le novità: "Lader de Diu (Quando Dio canta)" raccolta poetica di Franco Loi, la traduzione della "Ballata del carcere di Reading" di Oscar Wilde da par te di Pietro Federico, "Per visione d'anima" di Paola Lucarini e poi la collana di filosofia "Ametista", appena iniziata, ma che tra poco raggiungerà sei testi».

Ultima: che futuro avrà l'editoria?

«Dipenderà molto dal livello culturale italiano e purtroppo le prospettive non sono incoraggianti. Le cifre sull'editoria fornite al Salone del libro di Torino sono catastrotìche: il 44% di tutti i libri pubblicati sono opera di tre case edi-trici; il 74% di 11. E le minori? Quelle che pongono il valore letterario come primario, che non si abbassano alle brodaglie del divo o del calciatore o del giornalista televisivo? Laletteratura ha solo lo scopo di intrattenere e di far passare piacevoli ore sotto l'ombrellone oppure di educare, di ampliare gli orizzonti mentali, di schiudere visioni nuove del reale? Noi non ci scoraggiamo e continuiamo a credere che la dignità dell'essere umano richiederà di nuovo il pane di una letteratura che lo guidi ad abitare in modo più consapevole il periodo che sta passando sulla terra».

Davide Brullo