La filosofia e il posto dell'uomo nel mondo

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Presentato alla Gonzaga University il libro di Bruno Meucci (comunità San Leolino)

tratto da Toscana Oggi del 26 Maggio 2013

ToscanaOggiFin dalle sue origini, la filosofia si è posta l'interrogativo su come debba vivere un uomo che desidera il bene. Il sapere filosofico, come lo intendevano gli antichi, non era soltanto un sapere teorico, in grado di interpretare il mondo, ma anche una saggezza pratica che orientava concretamente la vita degli uomini. A questo ideale di «vita buona», cioè ricca di significato e di valore, si richiama anche una corrente attuale della riflessione filosofica che ha avuto il merito di attirare di nuovo l'attenzione sull'antico concetto di «cura di sé». Prendersi cura di se stessi è divenuta ormai una necessità vitale per i cittadini del Terzo Millennio, uomini che si sentono abbandonati dalle istituzioni politiche, religiose e culturali e che faticano a trovare punti di riferimento al di fuori della dimensione strettamente soggettiva. Su questo tema si è tenuto un incontro, organizzato dalla Comunità di San Leolino e dall'Editore Giuliano Ladolfi, presso la Gonzaga University di Firenze, venerdì 17 maggio, con la partecipazione di Marco Vannini, Maurizio Schoepflin e Carmelo Mezzasalma, dal titolo «Cura di sé. Il contributo della filosofia».

 

 

L'occasione è stata offerta dalla pubblicazione del libro di Bruno Meucci, «L'opera intcriore. Filosofia come cura di sé», (Giuliano Ladolfi Editore, 2013) che ha offerto lo spunto per riflettere intorno a questo problema. Nel suo intervento Marco Vannini ha messo in evidenza come il grande disagio che nei nostri giorni si vive a proposito della vita interiore non abbia trovato una terapia efficace nella psicologia a sua volta «ammalata» di narcisismo. Ripercorrendo le tre sezioni del testo di Meucci, Vannini è partito dall'ideale della cura di sé nella filosofia socratica e attraverso il mito della caverna di Piatone, che invita a una vera e propria conversione, a volgersi verso il valore, verso ciò che conta: l'uomo, ha ricordato Vannini attraverso la lezione di sant'Agostino, diventa ciò che ama. L'intervento si è concluso con il confronto con i filosofi del nostro tempo che Meucci sviluppa nell'ultima parte del suo studio, alla ricerca di un'arte di vivere in cui la vita è paragonata, creativamente, a un pezzo di marmo da scolpire con le proprie mani.

Carmelo Mezzasalma, ha sottolineato la forza del pensiero filosofico, anche nella nostra contemporaneità liquida, proprio attraverso la parola «opera» che indica un lavoro, una ricostruzione, simile all'opera degli alchimisti. Interrogarsi da filosofi sulla propria persona sviluppa la vita interiore, apre uno spazio interiore ancora libero e non colonizzato dai mezzi di comunicazione. La vita interiore è, allora, il compito dell'essere umano e non può essere intimistica, ma proprio perché comunicazione, è il frutto più maturo della conversazione filosofica. In questo senso, curare non significa guarire, ma appunto prendersi cura! Infine Maurizio Schopflin ha illustrato l'idea che la collana Ametista dell'editore Ladolfi, persegue, attraverso la scelta e la pubblicazione di testi capaci di ricordarci che la filosofia invita a sviluppare ciò che di più alto c'è in noi, per essere felici. Ha chiuso l'incontro Bruno Meucci affermando, tra l'altro, che la filosofia ci aiuta a difendere la nostra interiorità, a prenderci cura, dunque, di noi stessi, perché nessuno può farlo al posto nostro.

Cercando di mettere insieme la grande lezione dei classici e l'indagine tormentata della modernità, questo incontro ha cercato di gettare un po' di luce sull'eterna domanda che riguarda l'uomo, la sua identità, il suo compito e il modo in cui può degnamente occuparsi di sé nella «valle del fare anima» (J. Keats) che è il mondo.

 

Lorenzo Artusi

Toscana Oggi