Attraverso Ione, il rapsodo protagonista dell’omonimo dialogo platonico, il libro indaga l’atto dell’interpretazione e la figura dell’intermediario o “anello di mezzo” che negli scritti del filosofo ateniese svolge un’importante funzione conoscitiva, metafisica e pedagogica.
Dalla sacerdotessa Diotima di Mantinea alla maestra Aspasia, dal soldato Er, il nunzio divino, al daimon socratico, da Platone ai suoi allievi, dai filosofi ai sofisti come Gorgia e Protagora, dai poeti come Omero agli indovini e ai rapsodi come Ione, l’intermediario, in modo più o meno credibile, mette in rapporto due mondi differenti e cerca di colmarne la distanza nella sintesi dell’interpretazione rivelatrice, che non sempre, tuttavia, va a buon fine.
Il suo insuccesso mette in moto cortocircuiti linguistici, produce alterazioni del senso, interrompe o rende digressivo e erratico il processo di trasmissione della conoscenza e della verità. E Platone, cui sta a cuore l’integrità e l’autenticità del messaggio originario, si chiede: di chi possiamo fidarci? Chi merita di insegnare? Chi è l’ispirato, il messaggero? E, soprattutto, qual è la fonte della sua ispirazione e della sua legittimazione? Gli interpreti sono tanti - una stirpe - ma chi è veramente degno e meritevole di parlare, di discutere, di riferire?
Uno dei nodi del dibattito epistemologico contemporaneo (il rapporto del linguaggio umano con la verità) viene qui affrontato con audacia interpretativa e con una verve narrativa assai rara negli studi su Platone e - fatto non secondario - con una piacevole, divertente, leggerezza.