Ci troviamo di fronte ad un testo che non va letto di seguito, va assaporato, va gustato, va digerito, va assimilato, sì, assimilato. Perché le riflessioni di don Arnone possano fruttare in termini di saggezza, devono essere interiorizzate, fatte cozzare con l’esperienza del singolo lettore, devono essere macinate, disperse e ricompattate, devono morire, come il seme evangelico.