Basilio, Gregorio di Nissa, Ambrogio, Girolamo, Agostino appartengono a un mondo che appare lontano dai bisogni e dagli interessi della nostra società ‘liquida’, peraltro dominata dai poteri forti dell’economia e della politica e dai ritmi frenetici delle accelerazioni tecnologiche. Poco importa se i Padri della Chiesa hanno compiuto una grande opera di risemantizzazione delle antiche forme letterarie, retoriche e filosofiche, mantenendo vivo il mondo classico e contribuendo alla formazione della modernità. Il loro ‘luogo naturale’ non può che essere un polveroso scaffale delle biblioteche dei Seminari, il loro ‘confino’ un’aula universitaria frequentata da una cerchia molto ristretta e innocua di addetti ai lavori.
L’idea che dei giovani liceali e universitari possano essere interessati e trovino il tempo per leggere i Padri suona già alquanto strana e di controtendenza. Quella di condividere con gli stessi giovani il timone di una riflessione critica e attualizzante può rasentare la follia. Eppure, è questa la strada che l’autore e i suoi collaboratori hanno scelto di percorrere, raccogliendo il guanto di una sfida che si è rivelata di sorprendente vitalità, perché dal dialogo con il pensiero dei Padri sono sorte forti provocazioni e chiavi di lettura propositive per interpretare, vivere e trasformare il nostro tempo: ricchezza e responsabilità nell’incontro con l’altro, apertura e testimonianza della Verità, onestà e giustizia nelle istituzioni, Dio presente e futuro della libertà dell’uomo, novità cristiana nelle relazioni familiari e sociali.
Chi ha immediatamente colto la novità e il valore culturale della proposta è stato il Vescovo di Novara mons. Franco Giulio Brambilla, teologo e Padre della Chiesa di oggi. Nello “specchio” dei giovani, mons. Brambilla ha saputo vedere la feconda circolarità tra la pasta della cultura e il lievito evangelico, quel forte recupero della memoria del cristianesimo e della coscienza storica necessario per renderlo attuale e capace di rinnovare la Chiesa e il mondo.