Nell’arco di una pluridecennale, feconda attività letteraria, avallata da autorevoli riconoscimenti critici e confortata da un vasto consenso di pubblico, Curzia Ferrari ha saputo di continuo rigenerarsi e rinnovarsi, alternando i molteplici registri espressivi della sua estesa tastiera creativa. Dopo gli esordi come poetessa e giornalista culturale, Curzia si è particolarmente impegnata nel campo della biografia, con taglio fra storico, psicologico e narrativo; nella narrativa vera e propria, alimentata da avvincenti romanzi e racconti; nella critica d’arte oltre che di letteratura; nelle traduzioni-curatele di grandi poeti di area russa; nella saggistica sia intellettuale sia sportiva.
Nel presente profilo della poliedrica scrittrice milanese (arricchito da una conclusiva, sorprendente “Conversazione” a due voci), in cui l’analisi dei testi accompagna, innervandolo, il tracciato biografico, Vincenzo Guarracino privilegia la poesia – con i suoi risvolti trasparenti, allusivi o reticenti – come chiave interpretativa delle “opere” e dei “giorni” di Curzia Ferrari. Anche perché l’ispirazione poetica contrassegna più marcatamente la sua produzione recente, culminata in una multiforme tetralogia, dove risaltano «il crisma e lo stigma del vero scrittore: la piaga bruciante della parola esatta, che trafigge con la sua punta acuminata la mano tesa a fissarla sulla carta o sullo schermo del computer» (M. Beck).
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