Uscito nella collana Ametista, diretta da Maurizio Schoepflin, il libro di Madre Cristiana Dobner ricostruisce le tappe del percorso esistenziale e spirituale di Edith Stein, sullo sfondo degli orrori nazisti: la conversione al cattolicesimo nel 1422, l'ingresso nel Carmelo con il nome di suor Benedicta Cruce nel 1934, la deportazione ad Auschwitz e infine la morte nelle camere a gas il 9 agosto del 1942.
La morte è affrontata da Stein con la speranza, sorretta da una grande fede, che i contrasti ciel mondo, per quanto sembrino duri e invincibili, non saranno eterni e che alla fine «rimarrà solo il grande amore».
L'ultima parte del libro è dedicata al molo che avuto la tematica dell'empatia, presente nella riflessione di Stein dagli anni giovanili, sull'opera di Emanuel Lévinas, a partire dalla comune formazione fenomenologica e husserliana.
Nel lavoro sull'empatia che proprio il maestro Hussler aveva definito «una eccellente dissertazione scientifica», Stein introduceva. accanto alla percezione esterna (delle cose) e alla percezione interna (del proprio io), un terzo tipo di percezione (l'empatia appunto) che rimanda all'esistenza e all'accoglienza dell'altro o di altro.
Dobner scrive che a partire dalla conversione l'empatia per Stein «diventerà l'atto della relazione personale-esistenziale Io-Tu e investirà tutta la sfera dell'esperienza religiosa esprimendosi come agape, come dono».
Proprio questa dimensione del dono, dell'amore, si riscontrerebbe anche in Lévinas per il quale la dimensione teoretica è largamente subordinata a quella etica e teologica.
Stefano Cazzato
La Rocca, 15 Maggio 2013

