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L'oscurità degli angeli - recensione su TOSCANA OGGI

SchoepflinSuGaravelliFullBianca Garavelli ha innegabilmente una bella scrittura, fluida, veloce, e nello stesso tempo accurata: anche l'ultimo suo libro L'oscurità degli angeli. Racconti (Ladolfi Editore, pp. 102, euro 10) lo testimonia appieno.

Critico letterario del quotidiano «Avvenire», la Garavelli è autrice di numerosi romanzi, tra cui Le terzine perdute di Dante, un thriller che ha avuto ampia fortuna, incentrato sulla figura dell'Alighieri, del quale è profonda conoscitrice, avendo tra l'altro curato un Commento alla Divina Commedia.

Nell'Oscurità degli angeli la scrittrice di Vigevano presenta nove racconti, di cui uno lungo e tutti gli altri brevissimi. Con queste storie ella vuole indagare le ragioni segrete che stanno dietro la vita umana, che non è mai come appare, ma è decisamente più complessa e misteriosa.

 

Immersi in un'atmosfera pirandelliana, i personaggi rivelano aspetti della loro personalità del tutto imprevedibili, costringendo il lettore a meditare sull'esistenza di un livello della realtà che non è quello immediatamente percepibile, ma rimanda al soprannaturale o al fantastico, e, che, comunque, è sempre inquietante. Il primo racconto, L'amico di Arianna, costituisce il «pezzo forte» del libro, e a proposito di esso Maria Corti ha scritto che si tratta di " un testo notevole per la drammaticità del tema: un infanzia negativa [... ] che si riflette nella donna bloccando in lei le capacità comunicative [...]. Il temperamento lirico dell'autrice -continua la Corti - è dominato in questa prosa limpida e scorrevole, con forti virtù descrittive e con un'originale tendenza all'universo fantastico».

Molto suggestivo è il racconto dal titolo Treni, che ha per tema la convinzione che nella vita esiste sempre una seconda possibilità, che niente è perduto, se sappiamo guardare alla realtà e a noi stessi senza mai chiudere le porte al futuro e alla speranza. Questa atmosfera, che potremmo definire magica e quasi allucinata, aleggia anche negli altri racconti.

E se i vari personaggi si muovono su uno sfondo nel quale dominano le tinte forti, tipiche dei generi giallo e surreale, tuttavia la Garavelli stempera ogni possibile eccesso descrittivo in immagini, pensieri e sensazioni di grande intensità e profondità emotiva, che riconducono il lettore in un'atmosfera di serenità e di pace, seppur talora dolorosa; un'atmosfera che è costruita anche attraverso un accurato uso della linguaggio, come quando viene descritto il «rosa carico, intenso e vellutato, come quello dei lamponi morbidi di primavera» del roseto nel quale, in mezzo al gelo dell'inverno, un bambino percepisce la rasserenante presenza della mamma, morta da poco.

 

Maurizio Schoepflin

Toscana Oggi, 30 Giugno 2013


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