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Intervista a Bianca Garavelli su "L'ultima riga"

Tratto da http://www.ultimariga.it

ultimarigaNove racconti, nove storie in cui la vita mostra le sue ragioni segrete, le sue vibrazioni angeliche, a volte oscure. Perché non sempre cio’ che appare è cio’ che pulsa dentro la realtà. E possiamo scoprire di non avere mai perso la nostra poesia delle origini. Anche quando la vita sembra chiudere tutte le strade, allontanarci da chi amiamo, cancellare gli appuntamenti, incupire il mondo intorno a noi. Perché come le rose a dicembre, niente è fuori tempo massimo.

 Bianca Garavelli torna nelle librerie con un nuovo libro – L’oscurità degli angeli (Giuliano Ladolfi Editore) – nove racconti sull’intensità della vita dove il denominatore comune sono, appunto, gli angeli. Un’opera dove con velocità si arriva ad una questione umana originaria: la complessità e profondità della vita. Abbiamo raggiunto l’autrice per farci spiegare qualche dettaglio in più sul suo nuovo libro.

 

Bianca, come e’ nata l’idea del libro?
L’idea è nata nella primavera 2013, quando Giuliano Ladolfi, editore e critico letterario che ha fondato da pochi anni la piccola e raffinata casa editrice che porta il suo nome, ha espresso il desiderio di pubblicare un mio libro che potesse uscire in tempo per il Salone del libro di Torino e quindi essere presentato in quella sede. Non c’era molto tempo, e io avevo, già pubblicati su riviste, o quotidiani come “La Provincia Pavese” o online, oppure inediti, alcuni racconti collegati fra loro da un filo conduttore. Non un “filo rosso”, ma di un colore un po’ più cupo, perché molti di questi racconti hanno una sfumatura noir. E alcuni elementi che appartengono al genere fantastico, poco praticato nella letteratura italiana, ma molto amato in quella anglosassone e tedesca. Il racconto che apre il libro, e che ne occupa più della metà, L’amico di Arianna, era uscito nel 1990, nella collana “Clessidra” dell’editore Guida di Napoli, insieme a un racconto di Maria Corti, che mi teneva così a battesimo come narratrice: l’ho completamente riveduto e adattato ai giorni nostri, per esempio introducendo l’uso dei telefoni cellulari, che ancora non esistevano ventitré anni fa. Ecco, il fatto che un racconto sia già uscito non significa che sia rimasto sulla scena, raggiungibile dai lettori. Anzi, i racconti sparsi tendono a perdersi, a cadere nell’oblio. Pubblicarli in volume è un modo per ridare loro vita, una vita che si spera possa durare nel tempo.

Ci spieghi il titolo?
Il titolo riguarda appunto quel “filo noir” che unisce i nove racconti: in tutti c’è un personaggio che, a un certo punto della storia, assume un ruolo angelico. Cioè annuncia e permette un cambiamento importante, offre il suo aiuto, anche semplicemente attraverso un consiglio, oppure, in casi più rari, si trasforma addirittura in un ostacolo per il protagonista, persino tale da sembrare insormontabile. È il caso della protagonista femminile del primo racconto, Arianna, che potrei definire un “angelo mancato”: incapace di seguire la sua natura angelica fino in fondo, quasi costretta dalle circostanze a perdere se stessa, nelle nebbie della grande pianura padana.

Angeli: ci spieghi che valore ha questa figura nel libro?
Gli angeli vivono accanto a noi, in una dimensione parallela alla nostra: raccolgono i nostri pensieri, ci suggeriscono la strada, ci consolano, ci accarezzano a volte. Ma in questo mio libro non appaiono angeli “tradizionali”, perché, come dicevo sopra, noi stessi possiamo esserlo, a volte, a turno, decidendo di aiutare qualcuno che ci sembra averne bisogno, che incontriamo sulla nostra strada. Perciò dobbiamo guardarci intorno con attenzione: ogni persona che incontriamo può essere il nostro angelo, in qualche occasione. La vita ci riserva sempre delle sorprese, spesso belle, quasi magiche. I nostri amici, le persone che amiamo, ma anche degli sconosciuti, e persino quelli che consideriamo nostri nemici, possono avere un messaggio importante per noi.

Un libro di racconti: come mai hai scelto questa formula?
Il ruolo della storia breve in letteratura secondo me va rivalutato. Ci sono grandi autori di narrativa che sono rimasti nella storia proprio per i loro racconti, considerati autentici capolavori, più che per i loro romanzi. Penso a Edgar A. Poe, maestro indiscusso del genere, ma anche a Robert Louis Stevenson con le sue storie ambientate nei mari del Sud, e agli italiani Pirandello e Buzzati. Quest’ultimo ha vinto anche un’edizione del Premio Strega con il volume Sessanta racconti, considerato da molti il suo capolavoro. Io vorrei, con umiltà ma anche con passione, entrare in questo grande alveo, e contribuire a restituire ai lettori il fascino della lettura breve, che permette di trovare nella sintesi di poche pagine tutte le emozioni della narrazione, senza dover interrompere il filo di un’unica storia, ma ugualmente restando dentro una ben connotata atmosfera.

Che messaggio vuoi fare arrivare al lettore tramite il libro?
Vorrei che i lettori pensassero alla lettura di questo libro come a un viaggio in un arcipelago, che parte da un’isola lontana, misteriosa e inquietante, fino ad arrivare a un territorio ben più sicuro, sereno, illuminato dalla speranza e dalla gioia. Nei nove racconti c’è un climax ascendente di luce: si passa dal più cupo, L’amico di Arianna, al più luminoso, La bambina che amava i rondoni, in cui la pienezza di vita dell’infanzia si scontra con la perdita dell’energia, e forse delle possibilità, causata dal trascorrere del tempo. Ma con una sorpresa, straordinariamente positiva e commovente, nel finale. A chiusura del libro c’è quella che è stata definita da Alessandro Zaccuri su ‘Avvenire’ una «fantasia filologica» dedicata a Dante, che non poteva che essere il protagonista del nono racconto. In quest’ultimo, come negli altri, vorrei che i lettori scoprissero come nella vita possano sempre esistere nuove aperture, nuove possibilità, senza temere che la vecchiaia o l’età matura chiudano definitivamente l’orizzonte. In particolare, i racconti Treni e Gli anni sono incentrati sull’idea che la vita ci doni sempre una seconda possibilità, o anche una terza, e una quarta… senza limiti.

Federica Tronconi

L'ultima riga

 

 


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