Gianfranco Barcella, savonese di nascita, offre ai lettori la seconda raccolta poetica dal titolo emblematico: “Quaderno di bordo”. Questo diario esistenziale in versi è il capitolo che continua la narrazione poetica del “Nostro”. Il primo si intitolava “In riva al mare” e l’autore confessava come per lui fosse impossibile affrontare il viaggio verso l’infinito, simboleggiato dal mare. In “Quaderno di bordo” confida il suo tentativo di prendere comunque il mare, una prova maldestra perché inadeguata ad affrontare la grandezza del mistero, ammaliante, ma travolgente (Navigo per marine tenebrose senza fari nè stelle della notte / in travagli di venti e marosi senza canto di rispondenza immorale, enfasi d ’autore ignoto.
Alla deriva fino al marezzo dell’eterno riposa...) La sua poetica è guidata da una bussola costante: la Bellezza come grazia raffinata di vita, tenera e aggressiva al tempo stesso, già evidente nel suo libro d’esordio, unitamente a una tensione tragica, venata a volte da dolente autoironia. Con l’aiuto della Bellezza riesce a confidare il proprio dolore, ma anche a viverlo con coraggiosa sopportazione tra i marosi dell’esistenza (è l’eterna vita di bellezza che non conosca e pare vera).
I versi più recenti perdono la levità degli anni giovanili, ma acquistano un nuovo spessore: lo slancio vitale e l’urgenza di amare vengono talvolta sopraffatti da visioni cupe e drammatiche, ma il dettato lirico conserva sempre un particolare tono di raffinatezza e purezza linguistica. La poesia è segnata da una costante tensione tra la sete di assoluto e il bisogno di “calma interiore”, esprimendo il tormento di un animo sempre alla ricerca di sè nel rapporto costante con il mare. La cognizione del dolore è dunque centrale nella poetica di Barcella, che vorrebbe comunque abbandonarsi alla certezza di un porto sicuro senza abbandoni sentimentali o evasioni consolatorie. Non può accettare l’idea del naufragio come fine dell’esperienza esisten ziale. Il suo linguaggio solo raramente privilegia i toni colloquiali e discorsivi, ma supera nel contempo i moduli retorici tradizionali con grande autonomia espressiva. Ritrae il mondo con l’occhio di chi non teme l’abisso, ma ne ha profonda coscienza, avendolo percepito in prima persona.
La continua oscillazione tra concretezza e allegoria, alla ricerca del lato notturno delle cose, svelato dal chiarore delle albe marine, conferiscono all’opera di Barcella anche un’assoluta originalità. Il tratto dominante del suo versificare è quello della leggerezza che amalgama perfettamente il piano fantastico a quello realistico-descrittivo. Un’altra caratteristica è la costante presenza dell’autore che emerge attraverso riferimenti autobiografici che assurgono al ruolo di voce universale. L’io lirico è sempre presente in una poesia che non vuole essere solo confessione privata, ma denuncia esistenziale.

