Non solo le ideologie (nichilismo, scientismo, stoicismo, consumismo ecc.), ma anche glistili di vita e le stesse forme artistiche stanno propagandando in Occidente da oltre un secolo un “ateismo ateo” (aniconicità sempre maggiore di Dio, le chiese cattoliche stesse aniconizzate). Il pleonasmo “ateismo ateo” si spiega perché per negare Dio serve nominarlo. E il farlo è comunque la prova di un problema. Cancellare il problema è l’unico modo per risolverlo, dunque. Su questi temi Lorella Congiunti interviene con un rapido saggio di sintesi che è denso, ma chiaro e leggibile. Nel primo capitolo riflette sull’origine dell’ateismo novecentesco. Nel secondo aggiorna il dibattito sull’ateismo condotto oggi alla luce del pleonasmo del titolo.
Nel terzo presenta i cavalieri atei: Dawkins, Dennet, Hitchens, Harris. Una rilettura del rapporto tra scienze e ateismo. La conclusione riprende il nodo del pleonasmo e si interroga sulla possibilità del dirsi e del darsi di un ateismo originario, che non nasca come opposizione paradossale a Dio. Concludendo che la cosa sarebbe antinomica. Per cui non è facile sbarazzarsi di Dio.

