di Chiara Arruzzoli
La scarpa di una bambina che I distratta dalle sue fantasie I girovaga nel suo mondo I ma lascia fuori sempre I il piede rimasto nudo".
Ecco. Se dovessi definire quest'opera prima non saprei trovare parole migliori. Catarsi, raccolta di poesie di una giovanissima Giulia Romano, ci racconta attimi e pensieri in un cuore di donna. La grandezza di ogni piccolo ozio letterario per intenderci. quel qualcosa che rende un pezzo di carta macchiato una pillola di “stare in sè“. senza che immaginifiche realta surreali si impossessino della penna dell‘autrice. sostiene la parola e le da conforto. In Catarsi non troviamo polveri magiche che ammantano il testo. non ci sono bugie, artefizi, inganni. Sgorgano gonfi di passione. verità. dedizione all'altro, i sentimenti dell‘autrice che inevitabilmente si deformano in quelli del lettore. C’e amore. Si respira il profumo di quel dare senza voler ricevere altro che un abbraccio nel quale perderSi. “Se per caso non dovesse bastare I ho risparmiato dei polmoni. I consegnabili a domicilio l l‘unico prezzo è lasciarti amare".
La sensualità si fa gioco del lettore, perchè lo prende e lo irretisce. lo tenta e lo soddisfa. poi alla fine. significa. (osa? Purezza. peccato. castità. dovere, piacere. Il sesso, in Catarsi, non è un vuoto riempirsi di corpi. un tenersi attaccati perché “stare da soli a volte fa paura“ (Pino Daniele). C'è anche la solitudine. “Insegnami silenzio I a smettere di pensare”.
Quale conquista non passa per una sconfitta? Quale amore non nasce da uno stare soli. con se stessi. con
l‘altro? La catarsi è un percorso salvifico ed è anche quello che in fondo o in superficie. tutti quanti vogliamo
fare delle nostre vite ammaccate dai nostri stessi errori. Vogliamo sapere che la lista delle cose brutte non
è poi cosi lunga e nel tentativo di redimerci cerchiamo di tirare righe orizzontali che cancellino uno sbaglio o più semplicemente qualcosa che noi riteniamo sbagliato. Che giudici folli e anche un po‘ sadici che possiamo essere! Giudici di noi stessi. giudici senza un perché. Dicevo. la scarpa della bambina col piede rimasto nudo. è questo: si cammina sempre a piedi scalzi tra i pensieri. E le scarpe. dove vanno a finire le scarpe mentre i piedi peno zoloni osservano ciò che accade? In una poesia: indossano la realtà e danno una forma, oltretutto le consentono di passare di cuore in cuore tramite quei fantastici orpelli della mente che si chiamano “parole”. Un consiglio per un regalo a voi Stessi? Salpate: affrontate la vostra catarsi e cercate tra le righe di quella di Giulia. la vostra.
All‘autrice l'augurio che i 3 “quasi” rinvenuti nell'opera siano preludio di altre storie da raccontare, perché questa non sia il punto. ma la virgola del bel viaggio appena intrapreso.

