Siamo a casa di Vale e siamo in ritardo. Sono emozionata io ad immaginare la presentazione di Giulia. Leggo le sue poesie e lei si affaccia sul palco del suo show. Ha un abito rosso e continuando le sue parole, e ammirandola entrare, inizio a pensarla come una delle donne estremamente sensuali e misteriose con i vestiti succinti di Jack Vettriano. Poi si sporge dallo specchio e combatte con i suoi ricci ribelli. Sono come i miei. Allora mi avvicino e la aiuto, adesso è bellissima. Vederla parlare con il suo libro in mano, mi fa conoscere meglio quella giovane donna appena scoperta al mondo. Le sue gote sono rosse e dentro ha una passione viva che trasmette con una risata effervescente. Sicurezza sporca di dubbi. Intelligenza sopraffina. Continuo a leggere...e ancora...ma con calma. Non si mette fretta all’arte. È stato come tuffarsi in un oceano di sensazioni. Sensazioni che io vivevo, ma soprattutto avevo bisogno di vivere in quel momento. È questo il vero dono dell’ermetismo. Piegarsi alle volontà e necessità di qualsiasi lettore. Quando Ungaretti scrive “Mi illumino di immenso”, io empaticamente lo faccio.
Ma a modo mio. Interpreto quella sua luce. Immagino un’immensità che sa di un infinito matematico e diventa poesia con un raggio di sole appena sbocciato. Un altro giorno immagino di incontrare una persona cara che mi trasmette solo emozioni positive che sembrano durare un’eternità. La poesia è come la musica, ti trasporta e solo tu sai dove.

