Vissuto fra il 1861 e il 1941, l'indiano Rabindranath Tagore è stato uno dei grandi protagonisti della cultura del XX secolo. Il suo poliedrico genio creativo spaziò nei campi più diversi, lasciando una traccia importante nella storia della pedagogia, della filosofia e, soprattutto, della letteratura, per la quale nel 1913 fu insignito del premio Nobel.
L'elemento unificante dell'attività e della produzione tagoriane è certamente rappresentato dal forte sentimento religioso che traspare da tutti suoi scritti: si tratta di una religiosità panteista e mistica, non priva, tuttavia, di numerosi e notevoli influssi cristiani.
Tale sentimento emerge con forza e nettezza particolari dalla grande raccolta poetica Citanjali, indiscusso capolavoro letterario molto amato anche in Occidente, al l'interno del quale Giuliano Ladolfi ha scelto e nuovamente tradotto alcuni componimenti, raccogliendoli in un piccolo e prezioso voi umetto intitolato «Melodie d'infinito (Ladolfi Editore, pp. 60, euro 10).
I versi di Tagore, ricchi di musicalità e intrisi di delicatissimi sentimenti, manifestano una profonda, ammirata attenzione per il mistero della natura e, soprattutto, cantano le meraviglie dell'amore che unisce l'uomo e la donna e, più in generale, Dio e i mondo-Commosso testimone dell'armonia cosmica, Rabindranath Tagore affida alla parola poetica, cesellata in modo veramente perfetto, un invito a contemplare il miracolo dell'universo e a lodare Iddio per averlo donato all'umanità, che è chiamata ad accoglierlo con gioia autentica.
MAURIZIO SCHOEPFLIN
"La Sicilia", 25 febbraio 2012

