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Nel 1940 Perelman, docente presso la libera Università di Bruxelles, si dimette per non scendere a patti con gli invasori. È tra i fondatori del “Comité de défense des Juifs” che contribuisce a salvare dalla deportazione migliaia di ebrei. Nel dopoguerra, con la ripresa dell’attività accademica, diviene un’autorità internazionale nel campo delle scienze umane e sociali. Nel 1958, interpellato dal primo ministro Ben Gurion sulla questione dell’identità ebraica, si pronuncia contro l’identificazione di nazione e religione e a favore di un’evoluzione laica d’Israele.
A quarant’anni dalla morte, questo saggio ripercorre e connette in un quadro generale i temi salienti della sua filosofia: diritto, argomentazione e razionalità retorica. Se la dottrina del diritto è un’esemplare illustrazione della teoria dell’argomentazione, la teoria dell’argomentazione è l’architrave di una nuova ragione incarnata nell’ethos e nei valori comunitari.
Nel 1966, presentando il Trattato dell’argomentazione, Norberto Bobbio scrive che la teoria di Perelman “rifiuta le antitesi troppo nette: mostra che tra la verità assoluta e le non-verità c’è posto per la verità da sottoporsi a continua revisione mercè la tecnica dell’addurre ragioni pro e contro. Sa che quando gli uomini cessano di credere alle buone ragioni, comincia la violenza”.
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GIULIANO LADOLFI EDITORE s.r.l.
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