«Tanto in ambito narrativo che poetico, ma soprattutto in quest’ultimo, siamo oggidì costretti a confrontarci con une chose faible et petite, per dirla con Denis de Rougemont, ossia con la nullificazione della vita e comunicazione letterarie». La situazione «degli anni Ottanta e Novanta [dello scorso secolo] lascia ammirati per l’organicità delle proposte, per quella capacità che i poeti e prosatori italiani di quegli anni, pur lacerati da tensioni sociali spesso inquietanti, avevano di inventarsi una propria maniera e di forgiare, attraverso quella, una varietà di linguaggi e di idioletti la cui originalità inventiva dava adito a una polifonia di voci in virtuosa e talora conflittuale (ma sempre fertile) convergenza e concorrenza».
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