Non è la machette di un'agenzia immobiliare ma la mappa d'una genetica topografia personale, di quelle che stampano il tratto d'un individuo, le coordinate d'un catasto spirituale. Spazi che hanno stabilito i modi della convivenza, le tendenze culturali e morali, le condivise abitudini: “Lascia e raddoppia”, Festival di Sanremo, radio come colonna sonora, tv come domestica sala cinematografica.
Il ritmo della prosa è battente: del resto, a un giornalista esperto non si insegna certo come tenere fermo il lettore. Se poi il “pezzo” riguarda la propria vita e i ricordi di tanti anni inondano le pagine tanto da obbligare all'equilibrio tra flutti e ritorni d'onda, allora l'esperienza della scrittura prende le redini del racconto. Sfilano al vaglio amicizie remote ma ancor vive, scuole medie superiori, l'universo femminile e quelle prime “limonate” (che non erano bibite...). Così con un sapiente uso di intermezzi temporali (brani recenti che commentano quelli passati) giungono i tempi della “Mille Miglia” (con Brescia capitale della grande corsa) e dei suoi campioni; del film per adulti adattati al caso, dei “mostri sacri” della celluloide; delle partite a pallone, fino ai magnetici episodi di guerra del padre e alle descrizioni dei lavori materni in casa e fuori.
E c'é anche un rammarico: “Troppe le parole non dette tra me e mio padre, tra me e mia madre. Non so quasi nulla della loro vita da giovani. Domande non poste, racconti taciuti o solo accennati”. Poi, dopo che il libro si è fatto genealogia di famiglia fino al momento delle vacanze adolescenti, la “cronaca” del giornalista Alberto Ottaviano recupera primi amori e primi lutti, quasi consapevoli sgomberi di guerra e crisi economiche. Conclusione: ”Sento il peso del corpo (…) Forse mi pare di assomigliare ai miei genitori quando erano anziani solo perché sono ormai anziano anch'io. Vecchio, insomma...”.

