Personaggio realmente esistito, singolare figura di “sovversivo” dalle caratteristiche umane e ideologiche peculiari, Eugenio Del Sarto (nella realtà storica, Eugenio Del Magro): nato a Viareggio nel 1887 e cresciuto in Versilia nei primi decenni del XX secolo, porta nel suo lavoro di dipendente delle Regie Ferrovie la sua fede politica di fervente sostenitore delle idee di giustizia ed uguaglianza sociale, incarnate nel programma del neonato Partito Comunista Italiano di Gramsci e Bordiga, della cui sezione viareggina diventa il fondatore, fino al punto di mettere a repentaglio col suo attivismo politico, assieme al suo posto di lavoro, la sicurezza e l’incolumità stessa della famiglia in nome del suo credo politico, ritrovandosi fuggiasco e perseguitato politico dal fascismo dapprima e poi anche dallo stesso comunismo, di cui si illude di poter contribuire a modificare le sue atroci deviazioni.
Inventato anche se storicamente attendibile nelle sue caratteristiche, invece, l’altro, il transcaucasico Leviskilyj, originario di Kirovabad, sul Mar Caspio, che si muove su uno scenario geograficamente quanto mai preciso e all’interno di coordinate storiche che sono quelle che interessano la Russia dei primi decenni del ‘900. Dopo un’infanzia difficile negli anni del drammatico tramonto dell’assolutismo zarista, il giovane e inquieto Fiodor si ritrova coinvolto, in nome di ideali che scopre estranei alle sue convinzioni, in eventi più grandi di lui (la rivoluzione bolscevica, la guerra civile col suo carico di morti e di orrori, l’espropriazione delle terre), finché non ne prende a poco a poco coscienza con crescente sgomento.
Ad accomunarli è, come si vede, il loro essere “contro”, la loro battaglia in nome di una libertà morale, prima ancora che politica, e la loro fedeltà a un’idea umana del potere. È per questo che Fiodor, colpevole di diserzione dall’Armata Rossa, si ritrova in un gulag, a Severo Vostocnyj, sul mar Caspio, esattamente là dove troviamo anche Eugenio Del Sarto, che, arrivato in URSS come giornalista, si è illuso di poter contribuire a migliore il sistema.
Due storie, dunque, due destini che si intrecciano e procedono letteralmente in parallelo, in questo che è un autentico romanzo-documento, e che Belluomini racconta con stile piano e lineare, cronachistico, quasi trattenendo e controllando l’emozione, per far emergere il valore paradigmatico di certe utopie che avevano coinvolto (e illuso) tanti inducendoli a scelte drammaticamente rivelatesi fallimentari, la distanza che intercorre tra l’utopia e la realtà.
Vincenzo Guarracino

