Per cui, non soltanto figure di famiglia e di amici, ma di un ambiente operoso, e dalla forte connotazione religiosa, per così dire, anche per via della presenza del futuro,cardinale Giulio Bevilacqua (amico di Giovanni Battista Montini), dei padri dell’Oratorio, della. Morcelliana - e qui a noi viene in mente l figura del “prete romano” Giuseppe De Luca, a,quella editrice legatissimo, ma questa, come avrebbe detto Kipling, è un’altra storia...
E’ un racconto della memoria che Ottaviano propone su due registri, per così dire: quello del passato legato ai suoi ricordi, e quello di un presente attentamente osservato, giusto il costume dei vecchi giornalisti che si alzavano dalla sedia di redazione per andare “sul fatto”, per vedere, bene osservare, e poi scrivere. Anche il carattere tipografico l’autore l’ha adeguato a questi due registri: i ricordi in tondo, le osservazioni del presente in corsivo. Alla fine ne esce un affresco, un “amarcord” per dirla alle Fellini, che va al di là del piccolo microcosmo cittadino per allargarsi al nostro mondo urbano, di ciascuno di noi, perché tanti di noi hanno alle spalle una città che pur non essendo Brescia, tanti elementi in comune con la “leonessa” ce li ha.
La memoria come presente del passato (secondo la definizione agostiniana) è espressa in queste pagine con una scorrevolezza narrativa esemplare e con un sentimento del cuore che non scade mai nella retorica. Un pezzo di cronaca che attraverso la prosa di Ottaviano diventa appunto storia. E che si raccomanda magari alla lettura di giovani (o aspiranti) giornalisti: perché imparino ad osservare e... a scrivere.
Giovanni Lugaresi

