Siamo - scrive giustamente Meucci - nell’epoca del narcisismo, che vive nel mito della autorealizzazione, fondato sul presupposto che la natura umana sia buona e che occorra soltanto permetterle di esprimersi liberamente, per conseguire i suoi fini intrinseci di felicità.
Corollario essenziale è che l'individuo non deve valutare se stesso a partire da criteri esterni alla sua esperienza, morali o religiosi che siano, ma solo dall'interno di se stesso, cioè a partire da ciò che prova e che sente. In questa illusione viene aiutato dalla psicologia, che ha preso le funzioni un tempo svolte dalla religione, diventando essa stessa una forma di umanesimo secolare, fondato sul culto del sé. Non occorrono grandi sforzi per constatare il fallimento di questo mito della autorealizzazione, come pure della psicologia come scienza, e si impone allora in tutta la sua serietà il confronto con la lezione degli antichi - i filosofi classici, a partire da Socrate e Platone - che hanno seriamente affrontato il problema “conosci te stesso", owero il problema dell'uomo e del senso della vita.
Alla “lezione degli antichi” è dedicato appunto il capitolo centrale del libro - capitolo che a noi sembra centrale non solo in senso spaziale - ma il discorso prosegue, giustamente, affrontando “il problema dei moderni”, perché tali noi siamo. Si discute qui fino a che punto la modernità e i suoi problemi, ad esempio quelli che ci provengono dall'apporto delle scienze, neuroscienze, sociologia, antropologia culturale, ecc. - richiedano soluzioni diverse da quelle che la grande tradizione filosofica classica proponeva.
Nello stesso tempo si tiene conto del fatto che gli antichi non avevano esperienza religiosa del cristianesimo, per cui non sentivano come noi il problema della singolarità irrinunciabile dell’individuo: paradossalmente ma non a torto si dice che il primo libro moderno sono le Confessioni’ di Agostino, ove la magna quaestio che ‘si pone è proprio quella del soggetto.
L’autore esamina perciò, sommariamente e con linguaggio sempre comprensibile da tutti, figure e problemi della modernità, ivi compresi alcuni significativi film contemporanei, lasciando discretamente al lettore un invito finale a «scolpire da se stesso la propria statua», ovvero a prendersi amorevolmente cura della propria vita, facendone un'opera d’arte unica. Un compito. questo, che è alla portata di tutti e che costituisce per tutti un dovere, sia pure nella consapevolezza che l'opera d'arte non può concludersi su questa terra.
Marco Vannini

