Ecco l’intento della traduttrice e curatrice: offrire ai lettori della nostra lingua non soltanto una galleria di poeti, ma entrare attraverso di loro nello “spirito” di un popolo che dall’occupazione dello straniero ha raggiunto la libertà e sta cercando di iniziare con dignità un proprio percorso insieme agli altri popoli della terra e recando all’intero pianeta il contributo della propria originalità.
L’intento di Nunu Geladze assume enorme importanza anche per la nazione cui è indirizzata, per il fatto che negli ultimi cinquant’anni la poesia da noi ha perso importanza. Per la maggior parte dei diplomati e dei laureati la scrittura in versi è sinonimo di scuola, per chi scrive è proiezione dei propri sentimenti, come gesto liberatorio di pulsioni interiori, spesso è solo finalizzata alla ricerca di consensi. Non si legge più poesia contemporanea e questo costituisce una chiara indicazione del nostro abbassamento del livello culturale. L’invito della curatrice dell’antologia georgiana si colloca, pertanto, alla radice dell’essenza della natura umana, là dove la poesia assume una collocazione quasi di sacralità. Cicerone diceva che i poeti sono un dono degli dèi e, anche se noi non giungiamo a tale conclusione, non possiamo non condividere che il sacro della poesia va rintracciato dentro di noi, in quel luogo della coscienza, dove maturano le scelte di vita, le ragioni d’essere di un intero popolo. Non a caso Percy Bessy Shelley sosteneva che i poeti sono i non riconosciuti legislatori del mondo.
E sulla linea di questa impostazione la Geladze ha operato la scelta di poeti e di brani attraverso la ricerca di quattro diverse generazioni, accomunate da una serie di temi che costituiscono l’essenza del popolo georgiano in quest’ultimo lasso di tempo: la Patria, come si può vedere nelle composizioni Regina Ketevan di Ana Kalandadze, Una veduta di Gori. Agosto, 2008 di Lela Samniashvili; la religiosità, la devozione alle tradizioni di un popolo privo di ogni forma di razzismo e di pregiudizi, aperto a ogni cultura e tradizione (Michelangelo di Lia Sturua, Lettera di Michelangelo ad un amico di Tamaz Badzaghua, Da questa brocca bevono di Ana Kalandadze, Dalla missiva di Natela Baliauri della stessa Ana Kalandadze, Il canto della sposa cecena, Caroline. Mamma Africa di Lela Samniashvili, l’amore per la tradizione, il senso dell’accoglienza e dell’ospitalità, la convivialità amichevole, il sentimento dell’onore e della dignità.
Il fatto che all’antologia abbiano aderito voci femminili e due candidati al premio Nobel è segno di un lavoro attento e perspicace di chi all’amore per la traduzione poetica sta dedicando tempo e fatica.
Non dimentichiamo, infine, che la dotta prefazione di Ivane Amirkhanashvili costituisce una vera e propria storia della poesia georgiana dalle origini ai giorni nostri, utile al lettore italiano sia per collocare nella corretta tradizione i poeti compresi nella pubblicazione, ma utile soprattutto per diffondere la conoscenza di una letteratura che, purtroppo, è quasi totalmente ignorata nella nostra penisola e che, invece, potrebbe essere di stimolo e insegnamento per le nuove generazioni.
Giorgio Lambrinopulos

