E io sono stanco, sto/ mille piani sotterra in una torre/ d’avorio girata verso il buio. I personaggi e gli ambienti della Provincia di Barbieri sono solo in apparenza oggettivi, universali, uguali in tutte le provincie che abbiamo conosciuto. Se ci fermassimo a ciò che appare, rischieremmo di non comprendere l’efficace rappresentazione poetica di Barbieri. Questa potrebbe persino sembrare, all’opposto, espressionista, eccessiva, sarcastica. Abbiamo bisogno del medium poetico per accedere al disadattamento dell’autore. Questa Provincia è orribile perché questo è lo sguardo di Barbieri. Ed è questa condizione di orrore che ha un respiro collettivo, anche se pochi saranno mai disposti ad ammetterlo. L’autore non esprime, lungo la linea morta della sociologia e dell’ideologia, una frattura tra l’individuo e il suo ambiente esterno, trasformato e reso invivibile. Indica piuttosto una slogatura, una deviazione tutta antropologica. Siamo noi che ci siamo trasformati e siamo diventati orrendi, lo sappiamo ma non voglio ammetterlo.
Ecco che l’autore ce lo rivela con ironia ma senza pietà. Io sono un lupo, sono un cane,/ sono il cane malato senza padrone/ con rabbia contagiosa e folle fame. Rispetto alla precedente prova poetica, questa nuova raccolta di Barbieri risulta ulteriormente appiattita sulla pagina, ha perso (deliberatamente) plasticità denotativa. Il verso procede linearmente per paratassi, dando alle immagini costruite una staticità fotografica che induce il lettore a soffermarsi. E’ una poesia ancora più rarefatta ma corroborata in autenticità e capacità evocativa. L’orrore interno e quello quotidiano non è più esorcizzato dalle forme e dai volumi di una poesia “orale”. Viene accettato perché conosciuto. In fondo in Provincia ci conosciamo tutti. E tutto è più accettabile. La violenza qui non è maiuscola:/ (…) E’ l’ombra di un gruppo di ragazzi/ che sta dando la caccia a un loro uguale./ I sindaci giocano a Lego,/ nel buio e nel silenzio. Questa è una raccolta di poesia civile, si è detto. Ma privata, non collettiva. Umana, niente affatto sociale. Solidale ma non pacificata. La Provincia di Enrico Barbieri è un mondo di “freaks” che si tengono per mano. Tutto questo è orrendo ma è il nostro mondo. La notte va via,/ tieni la mia mano:/ ti ho amata sempre./ La notte va via,/ sarà breve, sempre/ lo è stata per noi/ quando ci amavamo/ prima della malattia.
Pasquale Vitagliano

