Il testo è diviso in tre capitoli. Il primo, “Ateismo moderno”, esordisce con un rapido excursus sull’acceso dibattito attorno a ciò che può definirsi “moderno”, per poi presentare la questione dell’ateismo come un punto di vista privilegiato che consente di mettere a fuoco la peculiare
complessità della modernità. Alcuni cenni sul moderno umanesimo antropocentrico fondato dal cogito cartesiano, che intendeva Dio e la trascendenza con una ragione geometrica incapace di analogia, sono sufficienti per mettere in luce il successivo passo dato dai sistemi idealisti
dei secoli xviii e xix per favorire una filosofia dell’immanenza : « Dio diventa un’idea » (p. 23). Il capolinea di questo processo è raggiunto dall’ateismo contemporaneo, con la “morte di Dio” decretata da Nietzsche.
“Ateismo dopo-oltre il moderno” è il titolo del secondo capitolo. L’autrice, facendo riferimento a un ampio ventaglio di autori, presenta il postmoderno nelle sue molteplici sfaccettature, concependolo come parte del moderno ma anche come la sua continuazione, la sua fine, il suo superamento o addirittura il suo contrario... Tali visioni, pur nella loro grande diversità, confluiscono tutte nel medesimo obiettivo di eliminare la metafisica fondante del teismo. Il risultato è un ateismo molto diverso da quello precedente, poiché assume aspetti idolatrici, neognostici e perfino politeistici.
La situazione è descritta anche come “transmodernità”, una specie di cultura della società globalizzata, fondata sull’interpretazione dei fenomeni di terrorismo – soprattutto dopo l’11 settembre – come una sintesi paradossale tra premodernità e postmodernità.
Secondo l’analisi della Congiunti, l’ateismo degli ultimi tempi conserva la modernità come punto di riferimento, declinando il religioso in una triade di ateismo hard moderno, idolatrie postmoderne e ateismo soft trans moderno. Tali declinazioni non presentano confini rigidi, ma solo sfumature e travasi. È il caso del tipo più recente detto, appunto, soft transmoderno, il quale assume forme varie, come l’“ateismo devoto” o pacifico – abbastanza diffuso tra intellettuali e giornalisti – di chi non crede in Dio ma rispetta pubblicamente il fenomeno religioso e i valori di cui è portatore. Accanto a questo fenomeno troviamo anche forme di anateismo e ateologia : il primo è rappresentato da chi si pone in una posizione intermedia in cui teismo e ateismo dialogano liberamente senza mai giungere a una conclusione ; nel secondo caso, definito anche “post-trans modernità” (p. 67), si esegue un processodi decostruzione della religione, equiparata a favole e magia. In questo contesto, osserva l’autrice, l’ateismo attuale diventa un amico pericoloso, poiché contaminato da “debolismo” (pensiero debole), politeismo ed emozionalismo. Il conflitto con il teismo è sostituito da un’astratta indifferenza che si pretende sia reciproca.
Lorella Congiunti descrive infine il “nuovo ateismo” nel terzo capitolo, intitolato “La compagnia dei cavalieri atei”. Tale espressione si riferisce soprattutto a Dawkins, Dennet, Haris e Hitchens, che concordano nella proposta di un ateismo teoreticamente soft, pseudoscientifico, antireligioso, ma impegnato in un dibattito democratico e, soprattutto, mediatico.
Proprio questa nuova tipologia configura l’ateismo ateo, quello « cioè che non riconosce nobiltà alla domanda di senso, ma vorrebbe dimenticarsela, nel tentativo di trovare tutte le risposte solo nella scienza, scienza che, peraltro, portata oltre le proprie competenze, perde di rigore e scientificità: una scienza non scientifica per sostenere l’ateismo ateo » (pp. 97-98).
Maria Aparecida Ferrari

