Si torna a vivere, si deve rinascere. Da qualche parte, a partire da qualcuno. A volte dai posti più impensati e impensabili. È questa una delle chiavi di lettura, forse la più “forte”, di questa bella lettura, diversa, piuttosto originale, che ci regala Lucia Ravera, per nulla estranea alla scrittura, per lavoro e per passione, già autrice di un romanzo e di un saggio. Originale è il punto di vista, che è sì quello della protagonista che racconta la sua storia al lettore, ma lasciando al proprio corpo l’interpretazione e la narrazione delle emozioni; non siamo forse fatti di anima e corpo? Non hanno forse le malattie, quasi sempre, una chiave psicosomatica? I pensieri emotivi, invece, sono affidati a versi liberi, molto belli, spesso a conclusione dei brevi capitoli. Ma, prima di tutto, originale è la scrittura di questa romanzo, sostenuta da un passato remoto efficace e potente, ricca di metafore, a tratti lirica anche nelle parti narrate, leggera ma elegante anche quando racconta la disperazione. È questa la storia di un percorso necessario, che muove da un silenzio sbagliato nato per proteggersi e proteggere, miseramente finito a rivelare, invece, che ci sono silenzi capaci di fare più male delle verità più difficili; un percorso che trasforma un dolore in una conquista, perché ai vivi è dato di perdonarsi e perdonare, ai morti – e a chi si arrende – no. A volte capita che le ferite si sanino in maniera strana – sembra dirci la Ravera -, diversa e imprevista, e talvolta addirittura grazie al sale, che brucia e sembra fare peggio. Fino ad arrivare, lentamente, all’approdo, a scoprire “la bellezza che si confonde sotto lo strato dell’ordinarietà”. Da leggere, per emozionarsi.
Alessandra Farinola
Mangialibri

