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Il Graal E La Dea - ECORISVEGLIO, 27 Marzo 2013

RecensioneEcoRisveglio 270313VB-rid II titolo, II Graal e La Dea, del libro pubblicato da Francesco Teruggi nello scorso dicembre, allude a temi di cultura religiosa pre­cristiana che presiederebbe alla costruzione del santuario incompiu­to delle Madonna della guardia a Ornavasso. L'autore raccontando la sua scoperta progressiva offre una sorprendente interpretazione della genesi di questo edificio. Pregio della narrazione è di propor­re dall'osservazione dei luoghi, deduzioni di volta in volta legate ad argomenti storicamente concreti ed informazioni su materie diffici­li, come l'alchimia, accompagnate da puntuali indicazioni bibliografiche.

Così il lettore è introdotto a scoperte davvero eccezionali secondo un'abile percorso avventuroso, senza per questo imporre quelle "verità" che i ricercatori superficiali colgono da racconti e leggende per rendere probabili delle pseudo scoperte. Per intenderci nulla del genere coltivato da Dan Brown e da simili autori di lette­ratura sensazionale, intorno a misteri rivelati con troppa faciloneria. Riguardo al fondatore del grande santuario, lo scrittore punta l'at­tenzione sull'arrivo a Ornavasso di Giancarlo Visconti di Modrone, nel 1659, quando il medico milanese Giuseppe Francesco Borri, noto alchimista denunciato dalla Santa Inquisizione, fuggì rifugian­dosi in Olanda.

 

 

Il nobile milanese, che era anche abate, nello stes­so anno raggiunse Ornavasso, dove edificò per sé una abitazione di pianta ottagonale, non lontano dall'area dedicata alla costruzione del santuario che pure presenta una pianta ottagonale. Resta il fatto che Giancarlo Visconti di Modrone, di fama ascetica fuor di ogni sospetto, a Milano ebbe rapporti con l'alchimista Bor­ri, e l'ordine dei dipinti scelti dall'architetto (o dal Visconti stesso) offre qualche dubbio sulla fedeltà alla Controriforma.

Prima di tut­to la Madonna che allatta Gesù, rappresenta, secondo uno schema dell'alchimia, la crescita che è anche trasformazione; a destra, S. Anna che partorisce Maria: la nascita; a sinistra San Giuseppe, lo sposo della Vergine Maria, deceduto e accolto da Gesù e dagli an­geli: la morte. Infine nella cupola l'assunzione in ciclo della Madon­na e cioè dopo la morte la "rinascita nello spirito". Nei quadri del santuario vi sarebbe dunque una iconografia iniziatica: La Grande Opera alchemica è stata introdotta e celata, con riferimenti a testi apocrifi, che pure non appaiono in contrasto con i quattro Evan­geli.

E del resto fuori dei divieti della Controriforma, riguardo alle configurazioni della Madonna del latte, non solo a Ornavasso ma in tutta la Valdossola essa riappare più volte col seno nudo ad allattare il divino fanciullo. Pertanto questo dipinto materno può far pensare ad una più antica religiosità, dei Celti in particolare, che allude alla Grande Madre, la dea di tutti gli uomini. Un santuario cattolico che cela in sé una visione della cultura alchemica costituisce un motivo di riflessione davvero eccezionale.

 Vanni Oliva
Ecorisveglio, 27 Marzo 2013, Edizione del Verbano, p.46


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