Filosofia della vita dei Servi di Dio Licia e Settimio Manelli su Studi Cattolici

Giacomo Samek Lodovici

Coppia di Santi

Oggigiorno chi genera più di due figli viene accusato da alcuni ambientalisti di inquinare il pianeta o, comunque, nella considerazione diffusa, viene spesso giudicato un irresponsabile, anche da alcuni cattolici. Anche a questi ultimi si può segnalare la coppia di sposi di cui tratta questo testo, che ha molto generosamente e cristianamente concepito 21 figli (di cui sei morti al momento del parto e due in tenera età) ed è candidata agli altari. Ovviamente non avere figli non è di per sé motivo di biasimo (dipende dai motivi, caso per caso), né bisogna cadere nell’errore del figlio a tutti i costi (fecondazione artificiale ecc.) o della gara al massimo numero di figli possibili.

Filosofia della vita dei Servi di Dio Licia e Settimio Manelli su La Croce

Alessandro Tadini

La famiglia #Manelli, tutta straordinariamente normale

Licia e Settimio, coppia di sposi avviata alla gloria degli altari per il loro esempio di fede, di generosità e di coraggio dinanzi alla lunga notte novecentesca. Genitori di 21 figli tra cui Padre Stefano Manelli, fondatore dei Francescani dell’Immacolata. Padre Pio benedisse la famiglia e ne predisse la prolificità.

11 marzo 2017 p. 6

Negli ultimi quarant’anni l’Occidente è segnato da un tasso di fecondità ben al di sotto la “soglia di sostituzione” - 2,1 figli in media per donna - il quale garantisce la sostituzione delle generazioni e l’equilibrio non solo quantitativo, ma pure qualitativo della popolazione. Il tasso medio europeo è attualmente situato attorno a 1,5 figli per donna.

Molti scienziati ed intellettuali, infarciti più o meno coscientemente di fede neo-malthusiana, vanno sostenendo che un tale affievolirsi delle nascite in Occidente debba, in verità, considerarsi una risorsa, poiché il numero ridotto di figli e della popolazione sarebbe garanzia d’una migliore sostenibilità ambientale, economica e sociale per la Terra; e che quindi appare ridicolo, se non addirittura folle, sostenere che da sempre le popolazioni con istituti famigliari stabili, numerosi e coesi siano motivo di riuscita e prosperità per l’intera società.

Se, inoltre, si parla di “sparizione dell’identità europea”, s’è tacciati, da coloro che pure si prodigano in campo animale per la difesa della biodiversità, di razzismo culturale, come se preservare l’identità di un popolo, quanto appreso nel corso d’innumerevoli vicende storiche, umane, culturali, religiose, politiche ed economiche, volesse dire rigettare in toto quanto si riscontra nelle culture altrui.

Filosofia della vita dei Servi di Dio Licia e Settimio Manelli su Il Borghese

Una straordinaria quotidianità

L’ultima opera di Giuseppe Brienza su Licia e Settimio Manelli, coppia di sposi che, per il loro esempio di fede, di generosità e coraggio, risplendono dinanzi alla lunga notte novecentesca

di Alessandro Tadini

anno XVII n. 4 Roma aprile 2017 (p. 73)

Negli ultimi quarant’anni l’Occidente è segnato da un tasso di fecondità ben al di sotto la “soglia di sostituzione” - 2,1 figli in media per donna - il quale garantisce la sostituzione delle generazioni e l’equilibrio non solo quantitativo, ma pure qualitativo della popolazione. Il tasso medio europeo è attualmente situato attorno a 1,5 figli per donna.

Molti scienziati ed intellettuali, infarciti più o meno coscientemente di fede neo-malthusiana, vanno sostenendo che un tale affievolirsi delle nascite in Occidente debba, in verità, considerarsi una risorsa, poiché il numero ridotto di figli e della popolazione sarebbe garanzia d’una migliore sostenibilità ambientale, economica e sociale per la Terra; e che quindi appare ridicolo, se non addirittura folle, sostenere che da sempre le popolazioni con istituti famigliari stabili, numerosi e coesi siano motivo di riuscita e prosperità per l’intera società

DIARIETTO CATTOLICO su L'Altrove

George Bernard Shaw disse: “Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima”, non fosse per questo che l’uomo legge, osserva, scruta, si ciba dell’arte in qualsiasi forma per arrivare a sé.
Trovarsi davanti al Diarietto Cattolico del giovane Casali, significa rimettere in circolo domande sulla propria essenza, sulla società, su Dio.
Domanda essenziale che bisogna porsi prima della lettura: occorre essere indottrinati di religione per poter leggere questa opera? Certo che no, e, soprattutto, un argomento così poco inflazionato può dimostrarsi profondamente intelligente, pieno di carico emotivo e pieno di luci ed ombre.

Chiunque voglia leggere questo “piccolo diarietto” può soltanto addentrarsi in un bosco fitto di domande e trovare in fondo al tragitto le sue personali risposte.
É sicuramente un cammino intenso nella sua brevità. Ma non vogliamo svelarvelo del tutto. Definito “un piccolo miracolo”, è una fusione di poesia e religione, quest’ultima non sempre viene richiamata ma piuttosto viene fatta sentire come “presenza”, come se facesse parte di un continuo interloquire interiormente in preghiera. Attraverso questo componimento poetico particolarmente intimo e musicale, il Casali si accosta in particolar modo agli errori umani e al finto perbenismo che pervade la nostra società, al cammino di uomo con le sue cadute e le sue perdite.