Eratoterapia su Silarus

silarus 1

Andromeda su Poetarum Silva

Che cosa ha spinto Renato Fiorito ad addentrarsi nel territorio poetico della cosmogonia, dell’origine dell’universo, della comparsa di forme di vita sulla Terra, dell’evoluzione degli umani, che cosa lo ha mosso ad affrontare un’impresa che, come ben sottolinea Giuliano Ladolfi nell’introduzione al volume, intitolata L’epopea dell’universo,  fu già di Esiodo e di Lucrezio nel mondo classico e di parecchi altri in epoche successive? La risposta a questa domanda permea tutto il poema Andromeda, teso fra il ‘preludio’ Sul limitare del cielo e un Epilogo che mostra in modo chiaro e compiuto un carattere rilevante di tutta l’opera, vale a dire l’alternanza di due ritmi, quello narrativo e quello contemplativo. La risposta al quesito, infatti, sta nel pungolo-fine-funzione dell’umano, e dell’umano pensante e poetante, vale a dire nell’interrogazione permanente, nello stupore che genera domande.
I tre versi iniziali di Andromeda sono una dichiarazione – esemplare per sintesi, sapidità, cadenza – di rispetto a tre punti che mai dovremmo ignorare nel leggere un’opera: la prospettiva nella quale si pone l’io lirico e dalla quale questi fa muovere il suo sguardo; la visione che l’io lirico ha di sé, in particolar modo, in questo caso, come umano tra gli umani; l’enunciazione, infine, della sua ‘materia’ poetica. Ecco, dunque, i tre versi:

Sul limitare del cielo
io, scintilla di un attimo
canto l’infinito.

La bussola degli scarbei su Poeti del Parco

Claudio Pagelli nasce a Como nel 1975. Laureato in Giurisprudenza, dal 2004 è presidente dell’Associazione artistico culturale Helianto. Ha scritto le raccolte di poesia: L’incerta specie (2005); Le visioni del trifoglio (2007); Ho mangiato il fiore dei pazzi (2008); Buchi Bianchi (2010); Papez (2011) e La vocazione della balena (2015). Inoltre: tre plaquettes artistiche (Ed. Pulcino elefante); la plaquette di haiku Bestiario con sushi (Ed. I Quaderni Del Tipografo). Premiato in numerosi concorsi letterari, sue poesie compaiono in cataloghi d’arte, riviste di settore e siti a tema. Tradotto in spagnolo, è stato pubblicato sul Periodico de Poesia U.N.A.M.

Dato per certo che gli insetti saranno il cibo del futuro- sempreché ci convincano a nutrircene- in questa raccolta essi hanno una funzione più nobile: quella di nutrire la mente e il cuore dei lettori, come alter ego non solo del Poeta, ma degli uomini tutti. L’idea è originale (Gozzano- come ricordato dal Prefattore- non aveva potuto completare la sua opera “Le farfalle. Epistole entomologiche”); è realizzata con brevi composizioni, depurate d’ogni ridondanza, che sembra lascino- al lettore attento- il piacere di proseguire il racconto, assecondando la propria fantasia. Quadretti intensi, nei quali l’antropomorfismo è evocato quanto basta, dal momento che insetti ed uomo - appartenenti entrambi al regno animale- si differenziano non solo per biologia e classificazione, ma anche per comportamenti e caratteristiche della loro esistenza.

Pietra e Farfalla su Poesiaeletteratura.it

Nausicaa

Sferzava la tua immagine la pioggia

del mio sonno, stilla a stilla graffiavano

lacrime spurie uno specchio di straniata

bellezza: luridi rovi intricati alle fronde

dei capelli, blatte avide di intorbidare

le fontane degli occhi. Sulle sete

della pelle insulti neri di rughe

sfregi di suture. Così io ti ho

sognata. Ma al risveglio tu eri

lì accanto, per me, germoglio

ancora di palma quieto

e chiaro, ancora

addormentata.

Poesia tratta dalla raccolta “Pietra e farfalla” di Paolo Mazzocchini

Pietra come pesantezza e materia inerte, ma anche come enigma dato e circoscritto dalla e alla parola, perchè la parola diventa pietra quando racchiude il mistero di sè e sembra custodire il significato più autentico che la sottende, servendosi forse di tutto il proprio peso per esperire, essere segno, essere simbolo.