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Andromeda, accogliendo le conoscenze scientifiche maturate negli ultimi anni, racconta in poesia la storia dell’universo, la nascita delle stelle, l’espandersi dello spazio e il mistero che ci circonda. In questa immensità senza tempo la terra è pulviscolo irrilevante che, tuttavia, ha il privilegio di ospitare la vita e consentire all’uomo di guardare, analizzare, comprendere le leggi che regolano i moti celesti e porsi domande sull’eterno e l’infinito.
Questo contrasto tra la piccolezza dell’uomo e i sogni che coltiva è il filo conduttore del poema. In questa sfida c’è la sua infelicità e la sua grandezza. Comprendere le leggi che muovono i cieli è condividere il sapere di Dio e, in questo senso, avvicinare, come in una sorta di transustanziazione laica, la natura umana a quella divina. Per questo la ricerca di Dio non è separata dalla ricerca della verità. Scienza e religione, ateismo e religione e religioni tra loro sono parte di un’unica ricerca: percorsi diversi, ancorché imperfetti e limitati, per indagare il mistero.


«Eterna è l’energia, / siamo parte della sua forza / e per essa siamo divini»: Renato Fiorito è stato, è, attratto dall’energia del cosmo e ne fa un poema. Dall’informe a oggi il poeta attraversa cieli e universi e le ragioni su di essi sviscerate via via dagli umani, affascinati per lo più, stupiti non di rado, sempre con una sorta di devozione verso l’intorno immenso. Non senza ragione si ferma, anzi chiude i suoi versi, sulla donna, sui “resti”, su Lucy, la piccola donna nella cui testa, metaforicamente, «vivevano le storie dei millenni, / scorreva nel sangue il desiderio di milioni di uomini, / gli amori di tutti i tempi...».

Andromeda rilascia da una parte i lati di un cammino – percorso consapevolmente o meno dagli esseri viventi, naturali dei tre regni – infinito, giunto da tempi inimmaginabili ma immaginati; dall’altra posta l’interrogativo sulla presenza lenta a definirsi degli esseri animati che hanno costituito la vita. Forse senza intrinseci “perché” o “come” la vita si sia formata e quindi determinata, ma certamente con la constatazione, sotterranea nella poesia stessa, che, essendo stata ed essendo la vita sulla terra, essa porta con sé la necessità che ci sia ancora, che non la si distrugga. Dall’informe è nata la vita. Ha assunto nei milioni di anni le sue forme. Tra milioni di anni forse, avrà le forme di altre metamorfosi dato che niente «è più eterno della sua evoluzione». Oggi ha una forma amata e da amare per motivi dicibili o anche indicibili e per il fatto che «...nulla mai muore davvero».


  1. Tutto o niente su Odissea
  2. Eratoterapia su Silarus
  3. Andromeda su Poetarum Silva
  4. La bussola degli scarbei su Poeti del Parco

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