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ARUSPICE NELLE VISCERE su Retroguardia 2.0
di Giuseppe Panella
La lettura delle viscere degli animali (uccelli come le colombe ma anche ovini come agnelli e montoni) costituiva una pratica comune tra gli antichi nell’ambito dell’attività divinatoria dei sacerdoti (maestri nell’aruspicina o estispicina erano stati gli Etruschi e la pratica sacra che li vedeva trovare responsi e verità nella profondità dei corpi degli animali sacrificati costituiva gran parte del rapporto tra il popolo e gli Dei da esso adorati). Gli aruspici trovavano nelle viscere e negli organi che le compongono le tracce di un futuro che solo la divinità poteva conoscere e che agli uomini si rivelava soltanto per accenni, per allusioni, per frammenti, per sospetti: i corpi dei volatili o degli ovini contenevano un segreto che solo occhi esperti e qualificati potevano scorgere e sanzionare.
Tale pratica divinatoria, forse, assomiglia a quella dei poeti che estraggono il futuro della lingua a venire dal corpo enorme dei vocabolari (o della lingua parlata) che sventrano e dissezionano per estrarne la verità nascosta.
«E’ difficile dirla la verità? E’ difficile dirla la verità? / Non dico trovarla? / Meglio le reticenze / al dire che impegna, / un no vuol dire prendere / per mano, considerare / altro noi stessi. / Dirla la verità è difficile? / meglio il piglio fiero dei nonni / poche parole di sfinge / scondite sentire / a credibili scuse. // Ed ora meglio il camminare / a cuore aperto, coraggio / inattuale ai mezzi sorrisi / e parole a mezza bocca, / sgranati occhi già giudizio / accennato tosse a seppellire / gesti e parole di solo semina / a raccolta in pieno sole, / spalla e petto di uno scansare / come guerra d’altri nel paese / lontano colore per straniero vicino» (p. 61).


