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Poesia. La cospicua produzione poetica di circa sei anni presenta di conseguenza una considerevole varietà formale e una solida struttura tematica divisa in più parti. Un dato emergente è comunque la cifra stilistica dei testi che, per quanto articolati, sono strettamente vincolati a un linguaggio decisamente personale e in grado di adeguarsi a ogni situazione.

L’autore riesce a fissare istanti che sembrano fuggevoli, e li determina nelle loro caratteristiche, una capacità questa che appartiene di fatto alla scrittura: il rendere inamovibile nella sua fluidità interpretativa luoghi, oggetti, pensieri e perfino emozioni.


Un romanzo sull’ineluttabilità della catastrofe

 
recensione di Monica Florio
a Il fine del mondo (Ladolfi, 2016) di Giancarlo Micheli

pubblicata in Literary n.10/2016

 
“Il fine del mondo” è un romanzo sull’ineluttabilità della catastrofe e, al tempo stesso, una critica all’imperialismo di quell’America che Gordon Poole definì in modo appropriato “nazione guerriera”.
L’attrito tra Oriente e Occidente, la strumentalizzazione dalla parte della controcultura, incarnata dalla body art di Katellenas, del pacifismo e dell’antimilitarismo, l’impotenza di chi governa (il ritratto impietoso del presidente statunitense Wu) rendono estremamente attuale la vicenda.
In un mondo dilaniato dalla carestia e dalla guerra, culminata nell’esplosione di una bomba all’idrogeno nelle Hawaii, l’unica speranza sembra rappresentata dall’amore fra Mark e Sophie, Huang e Kuei Fei.

II fine dell’esistenza o la cognizione di un mondo infine abitabile

 
recensione di Fabio Flego
a II fine del mondo (Ladolfi, Borgomanero , 2016, pp. 126, € 12) di Giancarlo Micheli
pubblicata in Erba d’Arno (n.144/145, primavera/estate 2016)

Giancarlo Micheli, classe 1967, si dedica alla scrittura, in versi e in prosa, da oltre vent’anni ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni comparse in volume, in riviste letterarie e in antologie.

Delle sue raccolte di poesia si segnalano Canto senza preghiera (Baroni, Viareggio 2004), Nell’ombra della terra (Gabrieli, Roma 2008) e La quarta glaciazione (Campanotto, Udine 2012).

Le ragioni per cui valga la pena di vivere

 
recensione di Tomaso Kemeny
Il fine del mondo(Ladolfi, 2016) di Giancarlo Micheli
pubblicata inl’immaginazione– rivista di letteratura (Anno XXXII, n.296, novembre 2016)
 

Già in un romanzo precedente, Elegia provinciale, in cui si trattava della morte di Doria Manfredi, presunta amante dell’indimenticabile Maestro Puccini, fatto di cronaca assai clamoroso nell’epoca e nell’ambiente dove avvenne, consono a mostrarsi quasi come un gossip ante litteram, Micheli si concentrava invece ad evocare il paesaggio agricolo che andava progressivamente diventando industriale, le consuetudini, i numerosi vizi e le rare virtù di una nazione che si preparava all’ecatombe della prima guerra mondiale. Se può ritenersi facile formulare vaticinî retrospettivi sulla base di accadimenti storici assodati, come l’autore faceva allora, egli con Il fine del mondo conferma, adesso, una vena profetica.

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