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The allusion is, of course, to The Fall of the Moon by Giacomo Leopardi, supposedly composed in 1836, is perhaps the last poetic text written by Recanati's poet before dying (even on the deathbed if one has to believe in ' Anecdote of Antonio Ranieri, often inclined to his "pale and absorbed myth" in the name of a friendship of a time). But this is not the problem, this is not what matters. The imagery of Fallani, all stretched out of the great Italian lyric tradition (from Leopardi to Pascoli or Montale - as with critical acclaim notes Giulio Greco in his introductory note titled Cantore della vita), is full of lyric solutions linked to the past It imposes, with freshness and impatience unusual, with its longing for an originality linked to the exploration of a continent, which is also new and unpublished to the poet's gaze. Fallani has clear ideas on poetry and its expressive function and tries to solve the problem of the relationship between past and present with far-reaching solutions. His book is also shaped as the beginning of a likely future fruitful relationship with poetry and, therefore, in the same way as all the works of a beginner, contains all of his author's past past and reports, though His expressive maturity, a series of lyrical tracks to be critically analyzed to understand the deep substance of his poetic operation. In him, in short, to say it with the title of a beautiful story by Stephen Crane, "the passage of youth" and this one has to be taken into account. He also pointed out the same preface of the text in one of the critical turns of his presentation:

 


Stefano Cazzato, nel rigore dello spirito filosofico, quello dell’autocritica e dell’autoironia, si chiede nel finale di questo suo ultimo libro “Una storia platonica”, se esso non possa essere letto nel segno dell’affermazione: “L’operazione è riuscita ma il paziente è morto”. Ovvero, un ottimo gioco di incastri e contro-incastri fra le pagine dei dialoghi di Platone; ma, poi, quello che ne esce è effettivamente il pensiero platonico?

Il libro, intanto, è veramente un bel libro e importante: dal microcosmo della lettura dello Ione, una vera e propria monografia su Platone. Tutto il pensiero platonico, con un ampio e sapiente richiamo dei testi della sua intera produzione, viene mobilitato, in vista dell’analisi del singolo dialogo; che rappresenta così solo il primo sassolino scagliato nell’acqua da cui si dilatano i sempre maggiori cerchi concentrici che abbracciano in espansione l’intero senso della filosofia di Platone. In un gioco continuo e brillante di incastri e controincastri che ci danno appunto l’idea di un’operazione a cuore aperto sul paziente ateniese.

 


“Convivono in questa Antologia di Roberto Mosi alcune precedenti pubblicazioni, ineludibile operazione per offrire al lettore, un quadro più comprensibile e organico della sua poetica. L’occhio dell’autore, abituato a spingersi oltre l’apparenza, attraversa “luoghi” e “nonluoghi”, figure e situazioni, paesaggi del mito e della sua amata Firenze, cogliendo le terribili problematiche della contemporaneità, ma ne mette in luce anche le tenere fonti salvifiche.

Nelle tre parti in cui la raccolta è suddivisa, con delicatezza e rispetto, vengono di volta in volta affrontate le complesse tematiche di questo poetico viaggio; “homo viator” […] non è solo un emblema, è un evento che da situazione esterna viene trasferito su un piano di generale condizione umana”, chiarifica l’introduzione a cura di Ladolfi.

Mosi che è stato dirigente per la Cultura alla Regione Toscana, riversa nella sua poesia tutto l’amore da sempre coltivato per l’arte e per la cultura e, con scrittura lieve ma densa di significati, ricca di spunti teneri e lampi meditativi, sempre è orientato (ed orienta) a un sogno di pace:

Amo le parole/ che volano nel mondo/ colombe della pace.


Passerella di accesso al Salone del Libro, Lingotto Fiere.

“Sette anni di poesia. Mitico numero il sette, numero certamente da sottolineare per ripercorrere a ritroso ogni angolo, ogni possibile recesso. Sette elementi possono essere posti in risalto delle dodici opere che compongono il lavoro poetico svolto.

1. La copertina del libro riporta la foto di un graffito disegnato a Firenze, nel quartiere che sorge nella zona dietro alle luci di via Tornabuoni, all’angolo di via del Limbo e via del Purgatorio. Affascinante ed emblematico. Un uomo, un piccolo uomo s’inerpica dal basso (dalla fogna?) per il muro della casa, afferra per il filo un palloncino rosso, raggiunge il bordo di una finestra, scura, aperta chissà su quale mondo, su quali mondi.

 


  1. TUTTO O NIENTE on Il Giorno
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