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A pagina 47 del suo “Il bosco, il mondo, il caos. Come un romanzo”, Stefano Lanuzza scrive: “La poesia, quella vera, dovrebbe spaventare il lettore”. Questa citazione parrebbe inadatta a Sensibìlia, se non fosse che l’autrice attinge a piene mani, per fare avanzare il plot del suo romanzo, alla metafora (ossia alla figura poetica per eccellenza), che raggiunge il suo vertice inventivo nel capitolo VII, il cui stesso titolo: “Metafisica delle narici” favorisce di per sé un approccio tra il surreale e l’onirico.
Ciò premesso, “la poesia narrativa” della Davinio fa davvero spavento, e per il linguaggio crudo, violento, ossessivo, e per l’estremizzazione delle situazioni, e per l’intricato, spinosissimo roveto dei sentimenti, che contribuiscono, man mano che si procede nella lettura, a suscitare un inquietante e sconvolgente sentimento di identificazione con Luna/Carmela.
"Conosci te stesso"
Un piccolo elefante che regge un biberon con la proboscide, mucchi di zanne d’avorio che stanno per essere bruciate, video reale oppure sogni agitati di notti convulse? Poi arriva l’ultimo libro di Matilde Calamai: Moran, edizioni Giuliano Ladolfi, Novara. Questo è sicuramente reale e che bella realtà. Già la copertina ti emoziona, colori scuri della notte, colori intensi d’Africa e la figura di un elefante che si staglia sulla destra come se prepotentemente volesse entrare nell’inquadratura. Un quadro senza cornice che vibra come il terreno mosso dai passi grevi della matriarca che guida il gruppo correndo per fuggire ad un imminente attacco. Un attacco multiplo: virale, epidemie che attaccano soprattutto i piccoli del gruppo, naturale, i predatori per una legge di sopravvivenza e quello terribile, da cui è impossibile fuggire, il bracconaggio violento, indiscriminato, assassino. Sì, un libro, quello di Matilde, che vibra sin dalla copertina. Immagine che non ha ammiccamenti, ghirigori destinati alla vendita, ma sensazioni forti che si sprigionano da sotto lo spessore dell’involucro come ad anticiparci una storia vera, pregna di aggressività, irruenza, dolore, abuso, prepotenza, sopraffazione, violazione dei diritti, ma anche densa di amore per il prossimo, per l’essere umano, gli animali.
Buongiorno, cari amici di Ophelia. Anche oggi ho il grande piacere di presentarvi un giovane scrittore del gruppo davvero molto promettente: Alberto Fumagalli

Ciao Alberto, sono proprio felice di poter approfondire la tua conoscenza. Tu sei un giovane autore che trovo molto interessante. Di recente hai dato alle stampe il tuo secondo romanzo “Crysi” che, già dal titolo, rimanda al difficile momento storico ed economico che stiamo vivendo. Ma prima di parlare di questo, vorrei chiederti che cosa rappresenta per te la scrittura?
Ciao Stefania, innanzitutto grazie della stima e dello spazio che mi stai dedicando. Per me scrivere è masturbazione, rabbia, medicina, istinto, egoismo e sentirmi qualcuno. Masturbazione perché è una liberazione, è far l’amore con me stesso; rabbia perché scrivo molto di stomaco, devo sfogarmi, scrivere è anche un modo di gridare in silenzio, è ribellione; medicina perché mi cura: non scrivo mai quando sono di buon umore, quando sono di buon umore preferisco vivere, non scrivere; istinto perché non ho orari, scrivo in qualsiasi posto e a qualsiasi ora, ma non sempre e mi prendo anche delle pause molto lunghe; egoismo perché il processo di scrittura nasce da un bisogno mio, se non mi servisse, non scriverei: sono dell’idea che uno vero scrittore/romanziere sia in fondo un egoista, chi scrive per gli altri è il giornalista; infine mi fa sentire qualcuno perché mi completa, mi permette di conoscermi e scoprire alcuni miei limiti, ma è anche bello quando qualcuno mi legge e apprezza.
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GIULIANO LADOLFI EDITORE s.r.l.
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