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La stanza spoglia sta appesa a un poster di Ken Parker. Il letto, sfatto. Qualche boccone di focaccia: il bolo con cui inghiottire un paio di Lorazepam. È una mattina qualunque, è la solita giornata divaricata sul volgare tempo ciclico, a mostrare tutto il vuoto dell’uomo bidimensionale che la sta vivendo.
Alberti Pasina – bresciano, quaranta anni, molti mestieri e una scrittura esplosa – descrive orizzonti padani con quel cinismo neutro tipico del minimalismo americano. I suoi «Racconti. Prima sessione» (Giuliano Landolfi Editore) già dal titolo inquadrano un autore che sfugge alle identificazioni come alle profezie, uno che scrive quando se la sente, di getto, senza bozze o appunti.
Alberti procede «per accumulazione», incamera storie e poi le schiaffa in pagina al grido «cinque minuti di rabbia». Storie in cui la merda esala dai campi spandendosi in quartieri deserti, erba «decapitata» e abiti di seconda mano stesi a un sole che muore dietro «cubi prefabbricati. Contenitori vuoti, spenti, silenziosi».
“ATELIER, VENT’ANNI DI POESIA”
L’Associazione Culturale “Atelier”
in collaborazione con
la casa editrice “Giuliano Ladolfi”,
il Centro Culturale “Don Bernini” di Borgomanero,
l’associazione “Sguardo e sogno” (Firenze),
la Comunità di San Leolino (Panzano in Chianti, Fi),
indìce
un concorso di poesia, critica e traduzione per celebrare la ricorrenza del ventennale dalla fondazione della rivista di poesia, critica e letteratura “Atelier”.
Dalla Prefazione di Giulio Greco
“Limpido intrico”
Apparentemente la raccolta di Francesca Piovesan si presenta lineare, cristallina, trasparente, ricca di suggestioni naturali e sentimentali al punto che ciascun lettore potrebbe identificare in questi versi particolari momenti della propria esistenza. E il titolo Una vita, tante vite ne costituirebbe la prova. E’, invece, importante che il lettore operi una vera e propria “seconda lettura”, concetto da intendersi non in senso materiale, ma sotto l’aspetto gnoseologico come ricerca di un “ulteriore” senso che superi la pura e semplice impressione colta al primo impatto. Se ci limitassimo allo stadio “apparente”, perderemmo l’essenza stessa di queste composizioni: Una vita, tante vite dichiara anche e soprattutto la contraddittorietà presente nell’io narrante, che rivela una duplicità di antitesi alla ricerca di un’agognata sintesi […]. Ma lo sguardo dubbioso non si limita alle contraddizioni presenti nella condizione umana, si apre sulla natura, contemporaneamente realtà inanimata e specchio dell’anima, “luogo” dove il fascino di uno spettacolo si unisce e discorda con l’ignoto che attrae e spaventa, affascina e allontana, invita e respinge […] proprio questa concordia discors rappresenta la chiave di volta dell’intera raccolta[…].
L’opera presenta le molteplici declinazioni dell’ateismo secondo una classificazione tematica cronologica che copre gli ultimi secoli. È una prospettiva molto apprezzabile, poiché consente di riconoscere sia il tipo di ateismo prevalente nei diversi periodi della modernità, sia il fatto che la postmodernità non è contraddistinta principalmente dall’ateismo, checché ne dicano l’editoria, i massmedia, la pubblicistica e l’opinione comune.
La tesi dell’autrice è che l’ateismo di oggi rappresenti un fenomeno diverso dagli ateismi precedenti : si tratta di un ateismo ateo che sopravvive dopo-oltre quello moderno, e « che vorrebbe semplicemente non dire Dio, negarlo senza neanche ipotizzarne l’esistenza, nel tentativo di una “ateologia” indipendente da ogni teologia » (p. 9).
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GIULIANO LADOLFI EDITORE s.r.l.
Corso Roma 168
28021 Borgomanero (NO)
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