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LogoCriticaLetterariaLa giornata altrove è l'opera prima dell'esordiente Simone Marcelli, pubblicata nel novembre scorso da Ladolfi.
 
Già il titolo, ripreso in una poesia che sembra svelarne il senso: «E quando rincaso a sera / e so ancora prima d'entrare che sarà stata altrove / la giornata, non poco pesa questo nostro essere / ininterrottamente qui»[1], colpisce. "La giornata altrove" fa pensare a un'assenza, a qualcuno che c'è e che non c'è allo stesso tempo, a una presenza distante. Chi vive la giornata è certamente l'autore, ma altrove appunto, da lontano, come se si trattasse di un'altra esistenza.
 
La raccolta si apre con una poesia sulla solitudine, metaforicamente rappresentata da una «palla» «di pelo nero»[2] e prosegue con componimenti in cui questo stato d'animo sembra dilagare.
 

RaiNewsBlogNon saprei dire con certezza perché io scriva e probabilmente se avessi una visone tanto lucida smetterei. È certo un modo per entrare in un contatto più diretto e profondo con la propria esistenza. Per me la poesia è sempre un dialogo con l’Altro, che si manifesta continuamente nell’ordinarietà della vita. Scrivere è allora mantenersi in quel dialogo, sostarci per poter procedere.

La giornata altrove raccoglie trenta poesie, scritte nell’arco di un anno. Sono state scritte tutte la mattina o la sera, nella mansarda dove vivo, a Bologna. Il titolo è nato da una mia riflessione circa questo mio scrivere prima o dopo la giornata e ho trovato potesse acquisire un senso più generale rispetto a ciò che credo significhi vivere e scrivere, oltre che al rapporto tra queste due dimensioni.

Se scrivere è lo stare in quel dialogo con l’Altro, che è l’unico accesso a un’esistenza autentica, questa possibilità di autenticità e partecipazione alla nostra propria vita si presenta sempre in assenza della vita stessa. Nel momento in cui tento di possedere la mia giornata attraverso la parola, essa è immediatamente altrove. La poesia è questo nominare la giornata tentando di radunare proprio tutto, ma sempre dalla linea del crepuscolo, dove le cose del giorno immediatamente non sono più. La nostra stessa esistenza è sempre e continuamente Altro, altrove.


METlogoTorna Medì. Le città hanno un'anima


In Toscana, a Livorno, due giorni di confronto internazionale venerdì 13 e sabato 14 marzo a Livorno. Porti, immigrazione, cultura: coordinate da decifrare per dare un futuro a tutti. I protagonisti: da Barcellona a Lampedusa a Smirne Livorno, Barcellona, Smirne, Beirut... E ancora, Atene,
Tunisi, Alessandria d'Egitto, Tangeri e Catania, Lampedusa. Le città mediterranee, con i loro porti, sono ponti sulle fratture del mondo. Per la loro storia e collocazione, per i flussi di persone e di beni che le animano, sono per certi versi i vasi di comunicazione tra Oriente e Occidente e tra Nord e Sud del mondo. Porti, immigrazione, cultura sono coordinate che verranno prese in esame venerdì 13 e sabato 14 marzo, nella Goldonetta di Livorno, grazie a 'Medì', rassegna di incontri internazionali promossa dalla Comunità di Sant'Egidio nella città labronica e giunta alla sua seconda edizione con il titolo “Le città hanno un'anima. Identità comuni e sfide future”.


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