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LogoMangialibri“Si muore tante volte in vita”. Già, tante. Ma quante si è in grado di sopportare? E i lutti – ce ne sono di così diversi e tutti così dannatamente dolorosi –come si superano per poter poi continuare a vivere? O sopravvivere? “Sei stato il mio fine, il primo e l’ultimo”. Lei, Laura, si è sempre pensata così, in relazione a lui, Alberto. “Devo andarmene” ha detto lui, e lei ha creduto che il mondo stesse crollando. Invece no. Invece è stato solo l’inizio, come capita spesso. In una cascata di eventi che si trascinano dietro una valanga che cresce: la morte, certe verità, che fanno più male di tutto. “E vennero i giorni della disperazione. […] Un deserto spazzato di nulla. In mezzo io”. Poi la rabbia, un tentativo di vendetta, quindi l’autodistruzione e poi la rassegnazione. “Finalmente detti tregua alla mia anima. E nella tregua dell’assenza riposai il mio corpo. Corpo nulla”. Ma niente è fermo, purtroppo o per fortuna. “Strano imprevisto la vita”, come quello che avvicina due sconosciuti, “due sventurati” potenziali nemici, che trovano la forza di andare avanti, poi la serenità, quindi una specie di felicità, “con la fiducia storta di uscire vivi dalla tua morte”...

 


logoIlPickwickPazzi, sono pazzi.
Pazzi quelli che si ammalano di buio, il vuoto spento di una stanza con le sigarette, testa e tv accese. Pazzi quelli che si invaghiscono della furia delle slot machine dentro un bar popolato di “sagome”, “uomini vuoti” scelti da una vita a gettoni – che almeno quella, fa soldi e rumore. Pazzi quelli che si ammalano di speranza, paura, disperazione, di invisibilità, futuro, solitudine, e che ingoiandole si avvicinano all’inazione destabilizzante o ad un lavoro umiliante, sottopagato, peggio ancora non retribuito. Pazzi, quelli che si ammalano di depressione fino ai saccheggi psichici della “melancolia”, fin spesso al suicidio, anche, già. Pazzi quelli che “Di nostro non abbiamo quasi più nulla. Di nostro non rimane che il volto, i corpi, la voce. A volte nemmeno quella”. Pazzi quelli che si ammalano di “imbarazzo” perché agosto senza il mare, le vacanze, è il mese più triste dell’anno, e si prende il sole dal balcone come pesci isolati dentro una bolla opaca. Pazzi quelli che “tutto è uguale: i giorni, le stagioni, tutto”, si mastica il niente, si aspetta che accada qualcosa, e intanto si diventa gechicerchiamo la luce. Sono pazzi quelli che “le lacrime si bloccano e ti fanno male alla gola”, ti rendono cattivo, stupido. Pazzi quelli che iniziano a coltivare “la colpa”, perché dopo un po’ il dolore, le privazioni, la vergogna, ti sembra proprio di meritarteli.


LogoPoetarumSilvaDa molto ripeto a me stesso che bisognerebbe continuare a pubblicare piccole plaquette di poesie invece di pseudo libri compiuti; accogliere meno l’estro ineducato di chi vuole a tutti i costi vedersi pubblicare un titolo uguale a tanti altri; educare, insomma, a misurare il proprio passo e il proprio respiro.
Ecco perché ho gioito per la pubblicazione di Varianze, di Maurizio Giudice, da parte di Giuliano Ladolfi: perché Ladolfi è un attento editore quando si assume tutta la responsabilità di un’operazione come questa (e la prefazione ne è testimone).


letralialogo1Giuliano Ladolfi Editore, con sede en Roma, acaba de publicar Dialoghi con me e con i miei altri, versión en italiano, a cargo del poeta Emilio Coco, de Diálogos conmigo y mis otros, poemario del escritor peruano Isaac Goldemberg.

Precedidos todos los poemas por uno o más epígrafes, el primer texto, titulado “Prefacio”, explica la intención del libro: “Estos poemas son el diálogo / que ellos sostienen con los epígrafes / y estos epígrafes son el diálogo / que ellos sostienen con los poemas. Pero sin saberlo”.

Asimismo, los poemas de este libro, muchos de ellos breves, de corte epigramático, son también el diálogo que el poeta sostiene con otros poetas —de épocas diversas— sobre la creación poética y la poesía misma.


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Corso Roma 168

28021 Borgomanero (NO)

Tel. +39 0322 835681

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