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TerzoLatoVSiamo a casa di Vale e siamo in ritardo. Sono emozionata io ad immaginare la presentazione di Giulia. Leggo le sue poesie e lei si affaccia sul palco del suo show. Ha un abito rosso e continuando le sue parole, e ammirandola entrare, inizio a pensarla come una delle donne estremamente sensuali e misteriose con i vestiti succinti di Jack Vettriano. Poi si sporge dallo specchio e combatte con i suoi ricci ribelli. Sono come i miei. Allora mi avvicino e la aiuto, adesso è bellissima. Vederla parlare con il suo libro in mano, mi fa conoscere meglio quella giovane donna appena scoperta al mondo. Le sue gote sono rosse e dentro ha una passione viva che trasmette con una risata effervescente. Sicurezza sporca di dubbi. Intelligenza sopraffina. Continuo a leggere...e ancora...ma con calma. Non si mette fretta all’arte. È stato come tuffarsi in un oceano di sensazioni. Sensazioni che io vivevo, ma soprattutto avevo bisogno di vivere in quel momento. È questo il vero dono dell’ermetismo. Piegarsi alle volontà e necessità di qualsiasi lettore. Quando Ungaretti scrive “Mi illumino di immenso”, io empaticamente lo faccio.

 


HumanitasLogoStiamo assistendo ad anni di grande disorientamento anche in poesia. La rete, il World Wide Web dove s’invischia in un unico fascio il grano con il loglio, la micro-editoria liberata come un Prometeo post-moderno dall’abbassamento dei costi di stampa e dall’idea insieme decadente e progressiva del “fai da te” riversano sotto ai nostri occhi oberati una gragnola di parole in libertà, con il risultato di mischiare il vento nuovo della poesia con il refolo stantio dei suoi cascami. Le cose stanno così: a promuovere esordi o a definire schemi editoriali - per esempio lo stemma dei “nuovi poeti italiani” - sono quegli stessi critici e/o uffici stampa che continuano a riproporre, in sede teorica, parametri figli del deja vu o comunque generiche, riciclate posizioni.

Dentro a una notte, che molti scambiano per alba, in cui una sempre più ingombrante moltitudine di vacche rischiano di sembrare nere, non è un caso che tutto o quasi tutto finisca in un cortocircuito: i critici, per lo più, vivono di rendita fra giurie ed elzeviri incistandosi sui loro “favoriti”; mentre i giovani poeti e i più furbetti, tecnicamente, spesso, attrezzatissimi, s’affrettano a copiarli per differenziarsene - come a dire, “tutto cambia affinché nulla cambi”. Certo è che la poesia nuova esiste. Ma altrettanto certo è che fa molta, troppa fatica a farsi notare, accerchiata com’è da un flusso clamorosamente emorragico di poesia così così o pseudo-poesia spacciata per valorosa. Diciamolo con chiarezza: molte delle cose più notevoli della poesia contemporanea le abbiamo viste ospitate dall’editoria cosiddetta minore, la medio-editoria o la micro- che ha scarse o addirittura nulle opportunità di dar conto di un’esperienza essenziale coram Ecclesia, se non fra i suoi stessi sodali/fiancheggiatori, fatte salve, naturalmente, le fiumane in foggia di logorrea dei social media.Alla santificazione dei soliti noti e di alcune “nuove proposte” di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno, negli ultimi tempi hanno fatto da contrappeso, però, degli ottimi libri di sconosciuti o quasi.


LaVoceCaracasNEW YORK: Graffiano i versi di Isaac Goldemberg, riuniti nel libro Diálogos conmigo y mis otros, recentemente pubblicato in Italia da Giuliano Ladolfi Editore con il titolo Dialoghi con me e con i miei altri e traduzione di Emilio Coco.

Scavano nell’animo, impietosi scoprono vuoti che la vita ha riempito di polvere, ci ricordano che ogni giorno che passa è un morso che sferriamo alla quota di vita che ci spetta. Non lasciano alcuna possibilità di fuga, obbligano i lettori ad aprire i propri vasi di Pandora. I fantasmi escono e con essi ricordi, volti, musiche, parole, paure, speranze.

I versi di Goldemberg parlano il linguaggio dei “diversi”, diversità che assume i contorni di un paesaggio, del colore della pelle, della preghiera che rivolgiamo a un dio piuttosto che a un altro, segno di riconoscimento di quelli che hanno imparato a portare con sé la propria casa mentre l’avidità di mondo li allontana dalle mura di quella in cui sono nati. Casa “venduta all’oblio” come dice la poesia Diasporaoggi l’oblio ha la sua chiave, identica alla memoria del padre”.

Goldemberg ha lasciato la sua terra di sabbia, Chepén, in Perù. “Il deserto è il mio esilio e la mia casa”, scrive in Orazione funebre.

 


LogoKKK 13sitoSe l'esordio di Marco Boietti nel campo poetico risale a quindici anni or sono, si può tuttavia scoprire come in questo lasso di tempo le opere pubblicate siano di fatto numerose e corrispondenti a generi letterari differenti. Così procede la sua ricerca nel mondo della parola.

Alle raccolte di poesia si sono affiancati con il tempo e i poemetti e le sceneggiature dove riscontriamo la presenza costante, tra gli altri, di due elementi: una generosa fantasia, motivo principale di ispirazione e il passato, la storia che fa da sfondo all'ambientazione delle vicende umane. Quindi non la storia da cui derivare opinabili giudizi politici ma quella che invece parla per bocca dei personaggi e attraverso lo studio psicologico di ciascuno di essi.

Proprio la storia è il tema comune dei due lavori presentati nel corso di quest'anno: "Il gioco delle parole" è una sceneggiatura ambientata negli Stati Uniti all'inizio del secondo conflitto mondiale. Protagonista è una famiglia il cui destino chiederà il prezzo della vita dei due figli maschi. È un lavoro dove non sono tanto importanti le cose dette ma le parole taciute ovvero quelle che ciascuno dei protagonisti pensa e commenta dentro di sé.

 


Giuliano Dego è davvero uno scrittore d’altri tempi. Di quelli come, forse, non ne esistono più, in grado di mettere il valore della scrittura al di sopra di ogni altra cosa. Docente universitario per oltre vent’anni, tra Glasgow, Leeds e Londra, ha pubblicato più di trenta libri in Europa e in America, spaziando dalla narrativa di genere, alla poesia e curando anche molte edizioni italiane di grandi classici. La sua stessa carriera è interessante come un romanzo e la sua esperienza d’autore lo ha portato a confrontarsi con molte realtà editoriali, tanto che è riuscito a trovare sempre la sua dimensione, dal grande, al piccolo editore, passando anche attraverso molte redazioni giornalistiche. Il suo ultimo romanzo “Il Segreto di Duska”, edito da Giuliano Ladolfi Editore, che abbiamo avuto il piacere di leggere e apprezzare per lo stile e la profondità, è molto più di un thriller, poiché racchiude in sé il racconto di una vicenda umana di grade interesse, come ci racconterà lo stesso autore, attraverso gli occhi di personaggi che ci catturano per la loro credibilità, sempre in bilico tra amore e morte.


 

Un affresco di camere dell'infanzia. Come in un sogno ritrovano fisicità i genitori e la nonna, riappaiono oggetti, specchi, mobili, si sentono gli odori della cucina e del pane nella raccolta Stanze con case di Letizia Dimartino. Nata a Messina nel 1953, l'autrice medita sulla fragilità umana e sull'incalzare di un tempo fugace allora e così adesso, mentre i versi diventano melodie e preghiere.

 


  1. "Kuzmin - I Canti di Alessandria" su ALIAS
  2. Post '900 su LA VOCE
  3. "Congiunzioni divergenti" su Temperamente
  4. La poesia del Novecento su LA RECHERCHE

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