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LogoAliasUno dei capolavori della poesia modernista russa del primo Novecento, i Canti di Alessandria di Michail Kuzmin, solo parzialmente noto al lettore italiano nelle traduzioni prima di Renato Poggioli, poi di Annelisa Alleva, viene oggi offerto nella bella e curata versione integrale di Paola Ferretti (corredata da esaustivi testi introduttivi, Giuliano Ladolfi editore, pp.121, e 12,00). La genesi di questo ciclo di poesie, pur nella sua linearità,
è complessa e percorsa da una viva aspirazione a scavare nella musicalità della parola. Il primo nucleo del 1906 apparve poi con numerosi accrescimenti nella raccolta Reti del 1908, e nel 1921 il poeta accompagnò poi alcuni dei suoi testi con adattamenti musicali di propria fattura.
Composti in vers libre, una forma di nicchia nella produzione poetica russa del tempo, I Canti di Alessandria sviluppano specifiche intonazioni del poeta che si inseriscono in un suo più ampio progetto creativo, nel quale erano comprese ricercate elaborazioni delle forme prosastiche. Sia nel loro respiro che nei temi affrontati, i Canti di Alessandria risentono notevolmente delle Chansons de Bilitis di Pierre Louÿs e della ricca letteratura
di soggetto egizio, da quella di Gustave Flaubert a quella di Anatole France, ma anche di testi minori, quali Les contes populaires de l’Égypte ancienne di Gaston Maspero.

 


LaVoceQuotLogoNel 1996 arrivano nelle librerie i “Miti Poesia”: un formato inedito, simile a quello di un cd, copertine pop, piccole antologie di una cinquantina di testi per i grandi autori di ogni tempo, e sul retro la pubblicità di Calvin Klein. Si parte con Saffo e Montale, la Mondadori stampa ogni titolo con una tiratura di 100.000 copie, due titoli al mese vanno in tutte le librerie d’Italia a 3.900 lire.

Era prima di Amazon, prima del successo dei festival, ma anche prima della crisi, erano gli anni in cui qualcosa, dopo il buio degli Ottanta, cominciava a muoversi di nuovo in poesia.

 


TemperamenteLogoHo letto Congiunzioni divergenti, di Giuse Iannello, attirato soprattutto dal nome del romanzo, che mi ha fin da subito incuriosito.
La mia sensazione positiva fortunatamente non è stata disattesa. Dico subito che il libro mi è piaciuto, che mi ha colpito.

Mi sono affezionato dal primo momento ai protagonisti delle pagine della Iannello e mi sono dispiaciuto per loro quando affrontavano momenti difficili, e ho gioito assieme a loro quando gli piovevano dal cielo buone notizie.
Da una parte Cesare, figlio un po’ sottomesso della ricca – ma pure antipatica- contessa Lucrezia Della Rocca, donna matura spocchiosa (di quel genere di spocchia tipica della gente arricchita per meriti non propri) che atterrisce di fronte all’avanzamento dell’età.
Dall’altra parte Andrea, simpatico dongiovanni che, nonostante la moglie Alessia e il figlioletto Lorenzo, non perde occasione per apprezzare, diciamo così, le grazie delle ragazze che incontra. Punto di contatto tra i due amici è Lucia, sorella di Andrea e fidanzata di Cesare, che nonostante la giovane età, scopre di avere un rene che non funziona correttamente.


larecherchelogoNel mondo della letteratura e in particolare nel settore della poesia, Giuliano Ladolfi è un nome riconosciuto e riconoscibile per autorevolezza. In primis per la sua opera poetica in proprio e quindi per la sua militanza critica extra-accademica ultradecennale, che negli ultimi anni lo hanno fatto approdare al ruolo di Editore, svolto con la fede nello spirito di chi ha sempre creduto nel valore delle lettere nelle more di educare l’uomo all’essere e al saper essere a prescindere da qualunque cosa faccia nella vita, alla ricerca di una tonalità che possa dare senso all’esistenza, nel combattimento diuturno avverso al nichilismo. Ladolfi è stato professore di ruolo nei Licei e quindi Preside. Mi si lasci dire che Ladolfi, -che sicuramente sarà più che contento del ruolo svolto-, a mio avviso, sarebbe stato un ottimo professore universitario e avrebbe sicuramente contribuito a dare all’accademia quel lustro, che, ahimè, negli ultimi decenni l’Università ha perduto per il fatto di essersi lasciata sfuggire personalità del suo calibro a tenere cattedra, poiché purtroppo per una gestione a dir poco fallimentare dei concorsi universitari e delle abilitazioni legata a nepotismi e clientelismi, non sempre si è dato libero accesso ai più meritevoli. Qualcuno potrà pensare che tale affermazione possa essere gratuita, magari legata ad amicizia, o a semplice conoscenza di Ladolfi, oppure a una qualche riconoscenza. Non è così. Dacché questo giudizio si basa da una parte sul curriculum letterario del nostro, ma soprattutto dal fatto che l’Opera che stiamo presentando in questa breve nota, La poesia del Novecento: dalla fuga alla ricerca della realtà, in ben cinque volumi, basterebbe a giustificare quanto appena affermato. Difatti La poesia del Novecento si profila come opera monumentale sulla poesia a noi contemporanea, tale da dover sicuramente lasciare il segno.

 


LogoTVOSerata organizzata dal Circolo culturale l’Alba, un incontro con l’autore che stavolta ha visto protagonista lo scrittore Giorgio Anelli, intervistato da Fausto Bossi nella sala polifunzionale della biblioteca cittadina di piazza Matteotti.
Tra passione e nostalgia, il giovane scrittore gallaratese ripercorre le tappe del libro ricordando l’importanza
della cultura, della scrittura, dello stare tra la gente e del sapere comunicare, o meglio tornare a comunicare, in controtendenza con le tecnologie odierne che rischiano di isolare i più giovani in un mondo “virtuale”, relegandoli all’angolo di quel mondo “reale” che quotidianamente ci vede protagonisti attivi.

Ad introdurre il volume, l’attenta e minuziosa analisi dei racconti presentata dal Presidente del Circolo l’Alba, Antonio Vaccaro.


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Tel. +39 0322 835681

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